Questa settimana partiamo dalla Francia, che vede i suoi produttori di brandy vittime della guerra commerciale con la Cina, a seguito dell’introduzione di dazi tra il 30,6% e il 39% sulle importazioni. Nel frattempo, un documentario di HBO ha sollevato nuove polemiche identificando il canadese Peter Todd come il presunto Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin. Infine, il Regno Unito ha rivelato che i suoi 60 super-ricchi hanno contribuito con oltre 3 miliardi di sterline in tasse sul reddito, suscitando preoccupazioni per un possibile esodo fiscale.
I produttori di brandy francese vittime della guerra commerciale Cina-UE
Il ministero del Commercio cinese ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni di brandy dall’Unione Europea. In vigore da oggi venerdì 11 ottobre, i dazi varieranno tra il 30,6% e il 39%, colpendo pesantemente brand prestigiosi come Hennessy e Remy Martin, entrambi della francese LVMH. La decisione rappresenta un duro colpo per la Francia, il più grande produttore di brandy e uno dei principali sostenitori per i dazi EU sulle auto elettriche cinesi.
Il governo cinese ha risposto ai dazi dell’UE sulle auto elettriche cinesi, imposti per cinque anni per contrastare i sussidi che secondo l’UE, avvantaggiano indebitamente i produttori cinesi sul mercato europeo. Questa mossa era attesa come ritorsione per colpire i prodotti europei di successo in Cina.
I dazi sul brandy sono tuttora provvisori, con entrambe le parti impegnate in negoziati. Per ora, gli importatori pagheranno i dazi come deposito, potenzialmente rimborsabile se la misura verrà ritirata. La Commissione Europea ha già annunciato l’intenzione di contestare la mossa presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Il calo del 4% delle azioni di LVMH a Parigi dopo l’annuncio riflette l’inquietudine del mercato. La Francia aveva già cercato di distendere le tensioni: a maggio, il presidente Emmanuel Macron aveva accolto Xi Jinping con bottiglie di cognac.
Il settore delle auto elettriche rappresenta un punto critico nel commercio tra Cina e UE. La Francia e altri paesi temono che i sussidi cinesi creino un vantaggio sleale, pratica nota come “dumping”, minacciando i produttori europei non supportati da sussidi simili. Questo rischio preoccupa settori chiave dell’industria automobilistica europea, dal valore significativo per l’economia continentale.
L’indagine anti-dumping della Commissione Europea ha confermato pratiche sleali, portando ai recenti dazi. Tuttavia, non tutti gli stati membri condividono la stessa posizione; la Germania e l’Italia temono che una linea troppo dura possa influenzare negativamente le loro esportazioni e le relazioni con i partner cinesi, cruciali per le loro economie.
Un documentario identifica Peter Todd come il presunto creatore di Bitcoin
Un nuovo documentario di HBO vaga tra verità e speculazione, dichiarando di aver finalmente risolto il mistero dell’identità di Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin, la valuta digitale lanciata nel 2009. Il film “Money Electric: The Bitcoin Mystery” è al centro delle discussioni, sostenendo che l’inventore non sia altri che il canadese Peter Todd, noto esperto di criptovalute. Tuttavia, Todd respinge con fermezza l’accusa, definendo le prove avanzate dal regista Cullen Hoback “ridicole”. Con una risata, ha dichiarato alla BBC: “Non sono Satoshi Nakamoto”.
La figura di Satoshi è da sempre avvolta nell’alone di mistero non solo per l’impatto rivoluzionario sulla finanza globale, ma anche per la potenziale ricchezza accumulata. Il presunto portafoglio di Nakamoto, se ancora accessibile, avrebbe un valore stimato intorno ai 69 miliardi di dollari, collocando Satoshi tra le persone più ricche del pianeta. Nonostante queste affermazioni, Todd non è mai stato seriamente considerato come uno dei principali sospetti fino a questo momento, mentre il fascino della teoria ha spinto a piazzare più di 44 milioni di dollari in scommesse su chi fosse l’uomo dietro il mistero su siti come Polymarket.
Hoback basa la sua accusa su presunti collegamenti tra un post online di Todd e un altro di Satoshi, oltre a un’affermazione di Todd sul presunto intento di distruggere monete digitali. Tuttavia, Todd liquida queste “prove” come semplici coincidenze, sottolineando di aver trovato geniale il whitepaper di Bitcoin quando lo lesse per la prima volta, ma senza alcun coinvolgimento personale nella sua creazione. Questa accusa ha provocato al programmatore una serie di difficoltà personali, inclusi timori per la sua sicurezza.
Nel frattempo, teorici e detective del web hanno attribuito la paternità di Bitcoin anche ad altre figure nel corso degli anni. Dorian Nakamoto, Craig Wright e persino Elon Musk sono stati citati in varie speculazioni, tutte finora smentite. Molti esperti del mondo delle criptovalute, come Adam Back, ritengono che la vera forza del Bitcoin risieda nel mantenere l’identità di Satoshi un enigma irrisolto, simbolo del potere decentralizzato della criptovaluta.
60 super ricchi del Regno Unito contribuiscono con £3 miliardi in tasse
Sessanta delle persone più ricche del Regno Unito hanno contribuito collettivamente con oltre 3 miliardi di sterline all’anno in tasse sul reddito nel 2021/22, secondo la BBC. Ognuno di questi individui ha guadagnato almeno 50 milioni di sterline, mentre molti probabilmente versano ingenti somme anche in altre imposte. L’Istituto per gli Studi Fiscali evidenzia la dipendenza del sistema fiscale da un numero così ristretto di contribuenti e si esprime preoccupato che eventuali aumenti delle tasse possano spingere i super-ricchi a lasciare il paese, colpendo così le finanze nazionali.
Il partito Labour ha escluso modifiche alle tasse sul reddito, anche se il Cancelliere Rachel Reeves non ha escluso altri aumenti fiscali. Un portavoce del Tesoro ha ribadito l’impegno del governo a correggere le ingiustizie nel sistema fiscale per finanziare i servizi pubblici, introducendo un nuovo regime fiscale più competitivo a livello internazionale.
UBS ha previsto che il Regno Unito potrebbe perdere mezzo milione di milionari entro il 2028, a causa del trasferimento verso paesi con fiscalità più favorevole. Gli esperti segnalano che anche l’uscita di pochi membri di questa élite fiscale potrebbe aprire un “grosso buco” nelle finanze pubbliche, un timore non condiviso dal Green Party, che considera esagerate le ipotesi di un massiccio esodo dei ricchi.
L’abolizione del regime “non-dom”, che consentiva la registrazione fiscale estera per residenti nel Regno Unito, è vista come un passo per ridurre tali vantaggi. Inizialmente, si pensava che questa misura potesse fruttare un miliardo di sterline, ma recenti stime sono più modeste.
I dati, forniti da HMRC e resi disponibili tramite leggi sulla libertà di informazione, mostrano che, nel suddetto anno fiscale, le entrate da imposte sul reddito ammontavano a 225 miliardi di sterline. I 60 contribuenti più ricchi hanno rappresentato lo 0,0002% dei contribuenti totali, versando l’1,4% del totale delle tasse sul reddito. Soluzioni proposte per trattenere questi contribuenti comprendono “tasse di uscita” che penalizzerebbero i guadagni accumulati durante la residenza nel Regno Unito, anche se realizzati successivamente.
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