Il 25 giugno il titolo di Worldline ha chiuso la seduta con un crollo del 38,26% a Parigi. Il motivo è un’inchiesta giornalistica internazionale, chiamata “Dirty Payments”, condotta da 21 testate della rete European Investigative Collaborations (EIC), che ha accusato Worldline di aver occultato transazioni fraudolente da parte di clienti ad alto rischio per evitare di perdere entrate significative. In un solo giorno, l’azienda ha perso circa 1,3 miliardi di euro di capitalizzazione, in uno dei peggiori tonfi borsistici dell’anno.
Le accuse: clienti rischiosi protetti per fare profitti
Secondo l’indagine, Worldline, una delle più grandi società europee nel settore dei pagamenti digitali, avrebbe continuato a intrattenere rapporti con clienti considerati ad alto rischio, come piattaforme di gioco d’azzardo, siti per adulti e servizi di incontri online, nonostante ripetuti avvertimenti interni da parte del proprio dipartimento di gestione dei rischi. I giornalisti sostengono che la società ha scelto di mantenere queste relazioni perché molto redditizie, a discapito delle norme contro il riciclaggio di denaro e altre frodi finanziarie. In alcuni casi, clienti già vietati in Germania dalla BaFin o in altri Paesi, sarebbero stati “riciclati” spostandoli sotto entità controllate da Worldline con controlli meno stringenti. Secondo quanto riportato dal quotidiano olandese Nrc, la logica interna sembrava privilegiare la massimizzazione dei profitti rispetto al rispetto delle regole.
La reazione dell’azienda: “Tolleranza zero ai rischi”
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, Worldline ha diramato un comunicato ufficiale per rassicurare gli investitori. La società ha dichiarato che dal 2023 ha rafforzato il proprio sistema di gestione del rischio, effettuando un’analisi completa dei clienti a rischio elevato – il cosiddetto portafoglio High Brand Risk – che rappresenta circa l’1,5% dei volumi gestiti. Ha inoltre spiegato di aver interrotto i rapporti con i clienti non conformi e di aver adottato una politica di tolleranza zero per ogni violazione alle norme europee sul controllo dei pagamenti. Il consiglio di amministrazione e il management, si legge nella nota, si dicono “pienamente impegnati a rispettare rigorosamente le normative e gli standard di prevenzione dei rischi”.
Un crollo che pesa su una crisi già in corso
Il caso si inserisce in un contesto già difficile per la società francese. Nel 2023, Worldline aveva tagliato le previsioni di crescita, spiegando che i consumatori erano diventati più cauti e che ciò stava impattando sulla redditività. Inoltre, aveva annunciato l’intenzione di chiudere alcune collaborazioni con commercianti online, proprio per rivedere in modo più rigido la propria politica di gestione del rischio. Tutti questi fattori avevano già portato a un calo della fiducia degli investitori, che ora si è trasformata in una vera e propria fuga, spinta dal timore che l’azienda possa trovarsi a dover affrontare sanzioni o ulteriori indagini.
Ad oggi, non risulta avviata alcuna indagine formale da parte delle autorità francesi o tedesche, come l’Amf o la BaFin, nei confronti di Worldline. Tuttavia, secondo Reuters, la Banca dei Paesi Bassi (Dnb)aveva già avviato nel 2022 un’istruttoria sulla controllata olandese Global Collect Services, contestando controlli insufficienti sulle transazioni sospette. Anche se non ci sono per ora nuove indagini annunciate ufficialmente, la pressione sui regolatori europei è aumentata dopo l’inchiesta giornalistica, e potrebbero arrivare novità nei prossimi mesi. Il mercato resta comunque molto sensibile: il giorno dopo il crollo, il titolo ha recuperato terreno, ma resta in forte perdita da inizio anno.
Wordline tra rischi regolatori e fiducia da riconquistare
Worldline si trova ora a un punto critico: per evitare conseguenze ancora più gravi, dovrà dimostrare in modo trasparente che le accuse non hanno fondamento o che si trattava di comportamenti isolati e già corretti. La società dovrà anche collaborare pienamente con le autorità, se verranno aperte indagini, e rafforzare ulteriormente i controlli interni, mostrando un impegno concreto verso la compliance e l’etica aziendale. Il caso rappresenta un campanello d’allarme per tutto il settore europeo dei pagamenti digitali: in un mondo sempre più connesso e veloce, il rischio di frodi è elevato, e la reputazione è uno degli asset più difficili da recuperare. Per Worldline, il futuro si giocherà ora sulla capacità di ricostruire la fiducia degli investitori e dei partner commerciali, a partire da una nuova cultura della responsabilità.
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