Salta al contenuto principale

Finanza in Page

31/10/2025

Chi finanzia la sala da ballo della Casa Bianca, la laurea per gli influencer in Cina e l’inseminazione delle nuvole in India

Ascolta l'articolo Sintesi vocale browser

Questa settimana partiamo da Washington con i finanziatori rivelati della nuova sala da ballo di Trump; Pechino impone lauree agli influencer; Nuova Delhi semina le nuvole contro lo smog

La sala da ballo della Casa Bianca di Trump: chi finanzia il progetto e cosa potrebbe guadagnare

Decine di dirigenti e grandi aziende americane hanno contribuito alla costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca, un progetto da 300 milioni di dollari promosso dal presidente Donald Trump. Secondo un’inchiesta di CBS News (25 ottobre 2025), molti dei donatori avrebbero interessi diretti in politiche, contratti o approvazioni federali su cui l’amministrazione ha voce in capitolo.

Il nuovo salone, che sostituirà l’attuale Ala Est, sarà finanziato interamente con fondi privati e risorse personali del presidente, ha assicurato Trump, specificando che “non un centesimo verrà dai contribuenti”. Parlando ai giornalisti prima di partire per un viaggio in Asia, il presidente ha annunciato che le donazioni hanno già superato i 350 milioni di dollari.

La Casa Bianca non ha divulgato le cifre individuali, ma CBS News ha potuto visionare un elenco di 37 donatori, tra cui figurano giganti tecnologici come Google, Amazon, Microsoft, Palantir e T-Mobile, oltre a società del settore cripto, difesa, media e biotech.

La portavoce Karoline Leavitt ha respinto ogni accusa di conflitto d’interesse, sostenendo che “gli stessi critici che oggi parlano di corruzione si lamenterebbero se fossero i contribuenti a finanziare l’opera. I donatori sono grandi aziende e cittadini generosi che vogliono rendere la Casa del Popolo più bella per le generazioni future.”

Tra i principali sostenitori figurano Google, che tramite YouTube ha versato 22 milioni di dollari come parte di un accordo legale con Trump dopo la sospensione del suo canale nel 2021, e Palantir, che nel solo 2025 ha ricevuto oltre 800 milioni di dollari in contratti governativi, il valore più alto di sempre (fonte: New York Times). Anche Amazon e Microsoft risultano tra i beneficiari di contratti pubblici milionari. Mentre T-Mobile, che fornisce la rete al nuovo servizio telefonico “Trump Mobile” ,gestito da una società indipendente ma con licenza del nome presidenziale, potrebbe trarre vantaggi indiretti, sollevando preoccupazioni tra i Democratici per potenziali conflitti d’interesse.

Il settore cripto è ampiamente rappresentato tra i finanziatori del progetto. Coinbase, il più grande exchange statunitense, ha confermato la propria donazione e attende l’approvazione della Securities and Exchange Commission (SEC) per lanciare titoli basati su blockchain. La stessa SEC ha archiviato una causa contro l’azienda poco dopo un contributo da 1 milione di dollari versato per l’inaugurazione di Trump (fonte: New York Times). Anche i fratelli Cameron e Tyler Winklevoss, fondatori della piattaforma Gemini, hanno partecipato al finanziamento. Un mese dopo una loro donazione da 2 milioni di dollari al super PAC MAGA Inc., la SEC ha chiuso un’indagine pluriennale sull’azienda. Secondo Politico, i gemelli avrebbero inoltre convinto Trump a ritirare un precedente candidato alla guida della Commodity Futures Trading Commission, che supervisiona il mercato cripto.

Il CEO di Ripple, Brad Garlinghouse, sostenitore dichiarato dell’attuale politica economica, ha donato a sua volta, mentre Trump ha promosso la criptovaluta XRP come una delle possibili riserve digitali del futuro “dollaro cripto” governativo.

Tra i grandi donatori anche Lockheed Martin, che avrebbe versato oltre 10 milioni di dollari. L’azienda è tra le più importanti appaltatrici del governo americano, con contratti che superano ogni anno le decine di miliardi. Ha contribuito anche la società di consulenza Booz Allen Hamilton, che ricava circa il 98% dei propri profitti da contratti federali. Tuttavia, la riduzione della spesa pubblica voluta da Trump ha fatto calare del 20% il valore dei suoi appalti nel 2025 e il titolo in Borsa è crollato del 46% rispetto all’anno precedente.

Nel mondo dei media, Comcast, interessata a una fusione con Warner Bros. Discovery , figura tra i potenziali donatori. L’operazione, se concretizzata, dovrà superare l’esame antitrust del Dipartimento di Giustizia, che nel 2015 aveva già bloccato una fusione simile con Time Warner Cable. Trump, su Truth Social, ha recentemente definito Comcast “una disgrazia per l’integrità dell’informazione”.

Nel settore sanitario spicca ExtremityCare, azienda biotech specializzata in dispositivi medici a base di cellule umane. Dopo una donazione da 5 milioni di dollari al super PAC MAGA Inc., l’amministrazione Trump ha rinviato una riforma varata da Biden che avrebbe limitato il rimborso Medicare per i loro costosi bendaggi “skin substitute”.

Il progetto della ballroom della Casa Bianca, finanziato esclusivamente da privati, appare dunque come una vetrina per molti dei protagonisti economici più potenti d’America. Mentre il presidente promette un “simbolo di rinascita nazionale”, le inchieste giornalistiche, da CBS News a Bloomberg e The New York Times, sollevano interrogativi sempre più pressanti sul confine tra donazione e influenza politica.

 

Cina, stretta sugli influencer: chi parla di finanza o salute dovrà avere una laurea

La Cina alza l’asticella del controllo sui contenuti online. Dal 25 ottobre è entrata in vigore una normativa che obbliga gli influencer che trattano argomenti “sensibili”, come medicina, diritto, pedagogia o finanza, a possedere una laurea o una certificazione professionale nei rispettivi campi. A vararla è stata la Cyberspace Administration of China (CAC), l’autorità che supervisiona l’attività digitale del Paese.

L’obiettivo dichiarato è combattere la disinformazione online, fenomeno esploso anche in Cina con la diffusione dei social network. Ma la misura, che rappresenta uno dei controlli più rigidi al mondo sull’informazione digitale, solleva nuovi interrogativi su censura, libertà di parola e responsabilità dei creator.

Secondo le nuove regole, chiunque pubblichi contenuti su piattaforme come Douyin (l’equivalente cinese di TikTok), Bilibili o Weibo dovrà dimostrare di avere competenze accademiche o professionali nel settore trattato. Le piattaforme saranno tenute a verificare i titoli e a segnalare quando i contenuti includono dati tratti da studi, fonti esterne o elementi generati da intelligenza artificiale.

La normativa introduce anche un divieto esplicito di pubblicità occulta per prodotti e servizi medici, compresi integratori e alimenti salutistici, spesso camuffati da video educativi. Inoltre, le piattaforme digitali dovranno impegnarsi in attività di formazione per informare gli utenti sulle proprie responsabilità nella diffusione dei contenuti.

La Cina non è però un caso isolato. Nel luglio scorso, l’Agcom italiana ha introdotto un codice di condotta per gli influencer con maggiore impatto economico e mediatico, prevedendo sanzioni per chi non rispetta le regole su trasparenza e pubblicità. In Spagna, una legge analoga in vigore dal 2024 impone la registrazione obbligatoria ai creator con oltre un milione di follower o ricavi superiori a 300 mila euro.

Anche le big tech occidentali stanno correndo ai ripari. YouTube e Instagram richiedono l’etichettatura delle promozioni a pagamento, mentre Google applica criteri più severi per i contenuti classificati “Your Money or Your Life” (YMYL), che includono salute, finanza e diritto, valutandoli secondo il principio E-E-A-T: Experience, Expertise, Authority and Trustworthiness.

La mossa di Pechino, però, va oltre la regolazione economica e tocca la libertà di espressione online. Se per il governo è un passo verso un’informazione più affidabile, per molti osservatori internazionali è l’ennesimo segnale del crescente controllo statale sull’ecosistema digitale cinese.

 

Nuova Delhi sperimenta “l’inseminazione delle nuvole” per combattere lo smog

Le autorità indiane hanno sperimentato martedì la “semina delle nuvole” sopra una Nuova Delhi avvolta da un fitto strato di smog, nel tentativo di generare pioggia artificiale e ripulire un’aria classificata come “molto scarsa”.

Un aereo ha disperso sostanze chimiche nelle nubi su alcune aree della capitale per favorire le precipitazioni, in un’operazione condotta insieme all’Indian Institute of Technology (IIT) di Kanpur. L’ateneo ha diffuso immagini del decollo dell’aeromobile impiegato per il test.

La tecnica del cloud seeding, già utilizzata in Paesi come gli Emirati Arabi Uniti e alcune regioni degli Stati Uniti, consiste nello stimolare la formazione di piogge attraverso l’immissione di particelle nelle nubi. Ma la comunità scientifica resta divisa sulla sua reale efficacia.

Il ministro di Delhi Manjinder Singh Sirsa ha parlato di “una prima prova” che potrebbe essere seguita da nuovi interventi nei prossimi giorni: “Ci aspettiamo brevi piogge in alcune zone della città nelle prossime ore,” ha dichiarato. Con oltre 30 milioni di abitanti, la capitale indiana è stabilmente tra le aree più inquinate al mondo. Secondo un rapporto di IQAir, sei delle dieci città con la peggiore qualità dell’aria si trovano in India, e Nuova Delhi guida la classifica tra le capitali.

Ogni inverno, il problema si aggrava: le bruciature dei residui agricoli negli stati vicini, unite alle basse temperature e alle emissioni di veicoli e industrie, fanno impennare i livelli di polveri sottili fino a venti volte oltre i limiti di sicurezza fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il governo locale ha introdotto restrizioni ai cantieri, limitazioni per i generatori a diesel e persino cannoni antismog per spruzzare acqua nell’aria. Ma gli ambientalisti definiscono queste misure “tampone” e chiedono politiche strutturali.

Secondo Krishna Achuta Rao, professore al Centro di Scienze dell’Atmosfera dell’IIT di Nuova Delhi, l’impatto della semina delle nuvole “è solo temporaneo”: “Può ridurre l’inquinamento per pochi giorni, ma la qualità dell’aria torna presto ai livelli precedenti,” ha detto ad Associated Press. “Non è una cura,” ha aggiunto. “Serve più che altro a mostrare ai cittadini che qualcosa si sta facendo.”

Una fotografia scattata dall’alto mostra lo skyline della capitale immerso in un velo grigiastro: immagine emblematica di una crisi ambientale che ogni anno miete migliaia di vittime e costringe milioni di persone a respirare aria pericolosa.

 

 

 

Foto Credits: Foto di armennano da Pixabay

Scopri le soluzioni di investimento che potrebbero interessarti

Iscriviti alla Newsletter

Non perderti gli articoli più interessanti della settimana. Ricevili tutti direttamente via mail!

Altri articoli che potrebbero interessarti

Tutte le notizie di attualità
che non devi perderti e…