Prima arrivano i numeri, poi le conseguenze concrete. E nel caso di Electrolux, il mercato aveva già lanciato un segnale chiaro settimane prima che arrivasse l’annuncio destinato a scuotere il panorama industriale italiano. Il gruppo svedese degli elettrodomestici ha annunciato un piano che prevede 1.700 esuberi in Italia, quasi la metà della propria forza lavoro nazionale, insieme alla chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche, dove lavorano circa 170 persone. La notizia ha immediatamente acceso tensioni sindacali e allarme politico, ma per chi osservava i conti della società il deterioramento era già evidente. Lo scorso 24 aprile, infatti, Electrolux ha registrato una delle peggiori sedute dell’anno alla Borsa di Stoccolma, arrivando a perdere il 20,96% in una sola giornata dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.
I conti deludenti che hanno spaventato il mercato
Nel primo trimestre 2026 Electrolux è passata in perdita. La società ha registrato un rosso di 470 milioni di corone svedesi, pari a circa 44 milioni di euro, contro un utile di 42 milioni di corone registrato nello stesso periodo del 2025. Anche il dato relativo all’utile operativo ha mostrato un netto peggioramento. L’utile operativo misura il profitto generato dal business principale dell’azienda, prima di considerare elementi straordinari, tasse e oneri finanziari. È uno degli indicatori più osservati per capire la salute industriale di una società. Nel caso di Electrolux, il risultato operativo è diventato negativo per 266 milioni di corone, contro un utile di 452 milioni registrato un anno prima. Le vendite nette sono inoltre scese dello 0,5%, attestandosi a 29,54 miliardi di corone. Ma il vero problema è emerso soprattutto in Nord America.
Il peso dei dazi e il crollo delle vendite in Nord America
A penalizzare i risultati di Electrolux è stato soprattutto il forte rallentamento del business nordamericano. Le vendite organiche nella regione sono diminuite dell’11,6%. Le vendite organiche rappresentano l’andamento reale del business, depurato da effetti straordinari come acquisizioni, vendite di asset o variazioni di cambio. Servono quindi a capire se un’azienda stia davvero crescendo o rallentando. Secondo il gruppo, la performance è stata colpita da due fattori principali: aumento dei costi legati ai dazi statunitensi e rallentamento della domanda (dell’impatto dei dazi sui mercati abbiamo parlato anche qui). Per rispondere a questa pressione, Electrolux ha annunciato anche un aumento di capitale da circa 9 miliardi di corone svedesi. L’aumento di capitale è un’operazione attraverso cui una società raccoglie nuovi fondi dal mercato emettendo nuove azioni. Serve generalmente a rafforzare il bilancio, ridurre debito o finanziare investimenti futuri. Tuttavia, il mercato spesso interpreta questa scelta come segnale di necessità finanziaria, non sempre come buona notizia.
I licenziamenti in Italia e la chiusura di Cerreto d’Esi
In questo contesto si inserisce ora il piano industriale annunciato in Italia. Electrolux ha comunicato la volontà di riorganizzare la propria presenza produttiva nel Paese, intervenendo su tutti i principali siti nazionali: Porcia, Susegana, Forlì, Solaro e Cerreto d’Esi. La misura più drastica riguarda proprio Cerreto d’Esi, destinato alla chiusura definitiva. Negli altri stabilimenti sono previsti ridimensionamenti produttivi e riduzioni di personale. Tra i cambiamenti annunciati figura l’interruzione della produzione di lavasciuga a Porcia e lo stop alla produzione di piani cottura a Forlì, attività che rappresenta circa un terzo del business dello stabilimento. A Susegana, invece, non verrà avviata una nuova linea dedicata ai frigoriferi di fascia medio-alta. Secondo quanto emerso, l’obiettivo del gruppo sarebbe alleggerire la struttura produttiva, esternalizzando attività considerate a basso valore aggiunto e concentrandosi maggiormente su marchio, distribuzione e attività strategiche. Per esternalizzazione si intende il trasferimento di alcune lavorazioni verso fornitori esterni o altri operatori, spesso per ridurre costi fissi.
La reazione dei sindacati e del Governo
La risposta sindacale è stata immediata. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato stato di agitazione permanente e scioperi nazionali. Per i sindacati il piano rappresenta non solo un problema occupazionale, ma un segnale di progressivo indebolimento industriale del settore elettrodomestici in Italia. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha fatto sapere di seguire la vicenda con attenzione e di monitorare costantemente il confronto tra azienda e parti sociali.
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