Questa settimana partiamo dalla Germania, dove si apre un buco nei conti da 170 miliardi entro il 2029; poi l’Australia vieta i social ai minori di 16 anni, inclusa YouTube; infine, fragole a 19 dollari: la frutta diventa lusso.
Germania, allarme sui conti pubblici: buco da 170 miliardi entro il 2029
Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha lanciato un duro monito sullo stato dei conti pubblici: entro il 2029 Berlino dovrà colmare un buco di bilancio da 170 miliardi di euro. Una sfida enorme per la fragile coalizione di governo guidata dal cancelliere Friedrich Merz, proprio mentre il Paese si prepara a ingenti spese per la difesa e per la modernizzazione delle infrastrutture.
A marzo, il governo ha parzialmente sospeso il freno costituzionale al debito, che normalmente limita il nuovo indebitamento allo 0,35% del PIL ,per istituire un fondo speciale da 500 miliardi destinato a sostenere spese straordinarie. Ma la regola rimane in vigore per gran parte del bilancio ordinario. E senza aumenti di tasse, come concordato dalla maggioranza, la correzione passerà per tagli ai ministeri e riforme al welfare.
“Non c’è tempo da perdere”, ha dichiarato Klingbeil, sottolineando che solo per il 2027 serviranno 30 miliardi. E il suo consigliere economico Jens Südekum avverte: “Con la riforma del freno al debito sembra che ci siano risorse per tutto, ma non è così”.
La tenuta della coalizione, sostenuta da una maggioranza risicatissima di 13 seggi, comincia a scricchiolare, riporta il Financial Times. Nelle ultime settimane Merz ha dovuto rinviare la nomina di tre giudici della Corte suprema per dissidi interni, mentre Markus Söder, leader della CSU bavarese, ha criticato Klingbeil per il mancato taglio dei costi dell’energia.
Intanto, la Germania resta schiacciata da una crescita stagnante e dall’ombra dei nuovi dazi americani: secondo Südekum, le tariffe USA sui prodotti UE potrebbero costare fino a 0,3 punti di PIL. Le previsioni ufficiali restano caute: crescita zero per il 2025 e dell’1% annuo tra il 2026 e il 2029. Ma secondo alcuni analisti, il mix di investimenti in difesa, infrastrutture e tagli fiscali potrebbe far salire il PIL fino al 2% già il prossimo anno. “La ripresa aiuterebbe, ha concluso Klingbeil, ma non basterà: tutti i ministeri dovranno tagliare. E la popolarità del ministro delle Finanze, temo, non crescerà”.
L’Australia includerà anche YouTube nel divieto dei social media per i minori di 16 anni
Il governo ha deciso di estendere la misura anche alla piattaforma video di Google, che inizialmente era stata esclusa dal provvedimento. Il divieto, definito il primo del suo genere a livello mondiale, entrerà in vigore a dicembre e interesserà anche TikTok, Instagram, Facebook, X e Snapchat.
Secondo la nuova normativa, i ragazzi sotto i 16 anni potranno ancora guardare video su YouTube, ma non potranno creare un account, né caricare contenuti o interagire con la piattaforma. YouTube aveva chiesto di rimanere fuori dal provvedimento, sostenendo che non si tratta di un vero social network e che offre valore educativo ai più giovani. Tuttavia, l’agenzia australiana per la sicurezza online ha segnalato che proprio YouTube è la piattaforma più citata dai ragazzi tra i 10 e i 15 anni come fonte di contenuti dannosi.
Il primo ministro Anthony Albanese ha spiegato che il divieto non è l’unica risposta possibile, ma rappresenta un passo importante. “I social media stanno danneggiando i nostri figli. I genitori devono sapere che siamo dalla loro parte”, ha dichiarato.
Il ministro delle Comunicazioni, Anika Wells, ha usato una metafora eloquente: proteggere i ragazzi in rete è come insegnare a nuotare nell’oceano aperto, tra correnti e squali, anziché in una piscina controllata. Ha aggiunto che il governo non si lascerà intimidire da eventuali minacce legali, riferendosi indirettamente alla possibilità di una causa da parte di Google.
Il divieto non riguarderà le app di messaggistica, i giochi online, i servizi educativi e quelli legati alla salute, considerati meno pericolosi. Le aziende che non rispetteranno i limiti di età potranno essere multate fino a 50 milioni di dollari australiani.
Il Regno Unito sta valutando una misura simile, mentre la Norvegia ha già annunciato un provvedimento analogo. L’Australia si candida così a fare da apripista globale su un tema cruciale per la salute digitale delle nuove generazioni.
Fragole a 19 dollari l’una: in America e in Asia è boom per la frutta di lusso
Negli Stati Uniti è arrivata una nuova ossessione alimentare: la frutta di lusso. Fragole vendute a 19 dollari l’una, meloni giapponesi da centinaia di dollari e ananas esotici confezionati come gioielli stanno conquistando il mercato americano, spinti da social media, foodies e strategie di marketing sofisticate.
È il caso delle Omakase, fragole giapponesi coltivate da Oishii in New Jersey, confezionate come praline e vendute a 14 dollari la scatola. Più morbide e dolci rispetto a quelle comuni, sono il frutto di un’agricoltura hi-tech in verticale che permette di controllare ogni fase della coltivazione. “Chiunque può capire che è un prodotto diverso”, ha dichiarato Hiroki Koga, fondatore di Oishii, a The Economist. L’azienda ha appena raccolto 150 milioni di dollari nel suo ultimo round di finanziamento e sta ampliando l’offerta con pomodorini da 10 dollari a vaschetta.
Il trend non è solo americano. In Asia la frutta di alta gamma ha una lunga tradizione. In Giappone, regalare meloni Crown o uva Ruby Roman è un gesto di prestigio: un grappolo di queste ultime è stato venduto all’asta per 11.000 dollari nel 2016. Ora anche in Occidente la frutta si trasforma in status symbol.
A contribuire al fenomeno è Erewhon, la celebre catena di alimentari di lusso di Los Angeles, diventata virale per aver venduto fragole giapponesi incartate singolarmente a 19 dollari. Intanto Fresh Del Monte ha lanciato un ananas da 395 dollari, coltivato in Costa Rica, inizialmente pensato per il mercato cinese.
Dietro il fenomeno si muovono nuovi attori. Ikigai Fruits, esportatore giapponese nato nel 2023, offre online cassette di cachi da 128 dollari e set di fragole fino a 780 dollari. Ma spedire frutta fresca dal Giappone comporta difficoltà crescenti, tra dazi e cambiamenti climatici. Oishii ha aggirato il problema con il vertical farming, coltivando direttamente negli Stati Uniti. Il messaggio agli americani? Dimenticate la bottiglia di vino: per stupire a una cena bastano tre scatole di fragole hi-tech.
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Foto Credits: https://oishii.com/








