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06/06/2025

Il grande esercito della Germania, la Bulgaria entra nell’euro e il patrimonio di Bill Gates per l’Africa

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Questa settimana partiamo dalla Germania, dove il governo punta a costruire il più grande esercito d’Europa. Segue la Bulgaria, pronta a entrare nell’eurozona il 1° gennaio. Infine l’Africa, dove Bill Gates ha annunciato che donerà il 99% della sua fortuna entro vent’anni

La Germania sta costruendo un grande e temibile esercito

A Vilnius, lo scorso 22 maggio, i carri armati tedeschi hanno sfilato tra gli applausi: non un’invasione, stavolta, ma l’inaugurazione della brigata corazzata tedesca permanente in Lituania, la prima all’estero dalla fine della Seconda guerra mondiale. È il simbolo più potente del nuovo corso tedesco: il riarmo.

Come racconta The Economist, dopo anni di disarmo e fiducia nel commercio con la Russia, Berlino cambia rotta. L’invasione dell’Ucraina ha costretto la Germania a rompere un tabù storico. Lo Zeitenwende, la “svolta epocale” annunciata nel 2022 dall’ex cancelliere Scholz, ha già portato la Bundeswehr a ricevere 100 miliardi di euro extra. Ora il nuovo governo di Friedrich Merz alza ulteriormente l’asticella: obiettivo, diventare la forza convenzionale più forte d’Europa, spendendo fino al 3,5% del PIL per la difesa.

La Germania vuole assumere un ruolo guida nella NATO, rafforzando difesa aerea, scorte di munizioni e capacità di attacco a lungo raggio. Ma il percorso è accidentato: burocrazia lenta, industria bellica poco flessibile, ritardi nelle consegne. Perfino le università rifiutano ancora fondi per la ricerca militare. Eppure, la percezione cambia: i soldati raccontano di essere ringraziati per strada, come negli USA. E torna l’ipotesi della leva obbligatoria, sospesa nel 2011, per raggiungere i 100mila effettivi in più entro il 2029.

“La sicurezza della Lituania è anche la nostra sicurezza”, ha dichiarato Merz a Vilnius. È il messaggio che il governo vuole trasmettere ai cittadini: il tempo della neutralità è finito. E mentre il consenso interno cresce, con cautela, la Germania si prepara, per la prima volta da decenni, a farsi trovare pronta alla guerra.

 

La Bulgaria entra nell’euro: tra via libera UE e dubbi interni

La Bulgaria è pronta a diventare il 21° Paese a entrare nell’euro, con il passaggio ufficiale previsto per il 1° gennaio. Mercoledì la Commissione Europea ha stabilito che Sofia ha rispettato tutti i criteri richiesti, decisione confermata dalla BCE. Ora manca solo il voto dei ministri delle Finanze dell’UE, atteso per l’8 luglio, ma per Bruxelles si tratta ormai di una formalità.

La Bulgaria si distingue per aver agganciato il lev all’euro fin dal 1999, molto prima dell’ingresso nell’Unione nel 2007. Il debito pubblico è al 24,1% del PIL, ben al di sotto del tetto del 60% richiesto. L’ostacolo finale è stato il controllo dell’inflazione, che doveva scendere sotto il 2,8%. Restavano dubbi su corruzione e riciclaggio, ma Commissione e BCE hanno riconosciuto progressi.

La popolazione, però, è divisa: l’ultimo Eurobarometro indica che il 50% dei bulgari è contrario all’euro, il 43% favorevole. A pesare sono timori di rincari, sfiducia nelle istituzioni, in un Paese che ha visto sette governi in quattro anni, e disinformazione, amplificata dai social. La moneta unica è diventata anche terreno di scontro politico: i nazionalisti filo-russi spingono per mantenere il lev e il presidente Radev ha proposto un referendum, poi respinto dal Parlamento. Tra le bufale più diffuse, la presunta possibilità per Bruxelles di controllare i conti bancari o imporre un euro digitale invasivo. Dal primo gennaio, i bancomat erogheranno solo euro, ma le due valute coesisteranno in contanti per un mese. I lev potranno essere cambiati in banca per un anno e a tempo indeterminato presso la banca centrale.

L’ingresso nell’eurozona, in teoria, comporta tassi più bassi, meno costi di conversione e maggiori certezze per imprese e turisti. Ma l’adesione implica anche la rinuncia alla sovranità monetaria: i Paesi non possono più fissare i propri tassi o usare il cambio per recuperare competitività. Le ferite della crisi del debito del 2010-2015 restano vive: Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Cipro furono salvati in cambio di dure misure di austerità. Da allora, però, l’euro è stato rafforzato: la BCE ha promesso nel 2012 di fare “whatever it takes” per difendere la moneta, creando un effetto rassicurante che ha calmato i mercati. Sono seguite riforme come il fondo salva-Stati e la supervisione bancaria comune. Non tutti i Paesi UE, però, hanno adottato l’euro: Danimarca ha un’esenzione, Svezia lo ha respinto in un referendum, mentre Polonia, Ungheria, Romania e Cechia non hanno ancora fatto i passi necessari. In particolare Varsavia, pur riconoscendo l’obbligo formale di aderire, ha mostrato scarso interesse: il nuovo presidente Nawrocki ha vinto promettendo di difendere lo zloty. Anche senza euro, l’economia polacca è raddoppiata in vent’anni, colmando il divario con l’Europa occidentale.

 

Bill Gates: “Donerò il 99% della mia fortuna, gran parte andrà all’Africa”

Bill Gates ha annunciato l’intenzione di donare la quasi totalità del suo patrimonio, oggi stimato in circa 200 miliardi di dollari, entro i prossimi 20 anni. Gran parte di queste risorse sarà destinata a progetti per migliorare sanità ed educazione in Africa, continente al centro dell’impegno filantropico della Bill & Melinda Gates Foundation.

“Recentemente ho preso un impegno: il mio patrimonio sarà donato nei prossimi vent’anni. La maggior parte sarà usata per affrontare le sfide che vivete qui in Africa”, ha dichiarato il fondatore di Microsoft parlando ad Addis Abeba, nella sede dell’Unione Africana.

Gates, 69 anni, ha sottolineato come “liberare il potenziale umano attraverso la salute e l’educazione” possa aprire una via concreta alla prosperità per tutti i Paesi africani.

Nel suo intervento, ha rivolto un appello ai giovani innovatori affinché sviluppino soluzioni locali basate sull’intelligenza artificiale per rafforzare i sistemi sanitari. Ha citato il Ruanda come esempio virtuoso, dove l’AI viene già impiegata per individuare gravidanze a rischio.

L’obiettivo della fondazione, attiva da anni nel continente, è chiaro: ridurre la mortalità materno-infantile, combattere le malattie infettive e favorire l’uscita dalla povertà di milioni di persone. Gates ha anche criticato i tagli alla cooperazione decisi da Washington, in particolare ai programmi contro HIV e Aids. “Abbiamo imparato che garantire buona salute e nutrizione alle madri, già prima della gravidanza, e ai bambini nei primi anni di vita fa la differenza più grande”, ha detto.

Il filantropo ha spiegato che la fondazione chiuderà le proprie attività nel 2045, anno in cui prevede di aver completato la donazione. “Diranno molte cose su di me quando morirò, ma sono determinato a fare in modo che ‘è morto da ricco’ non sia una di queste”, ha scritto in un recente post.

 

Foto Credits: Foto di jorono da Pixabay

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