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06/02/2026

Il nuovo paniere Istat italiano, le donne indiane che addestrano l’AI e gli hotel senza porte del bagno

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Questa settimana partiamo dall’Italia con il paniere Istat aggiornato; in India donne moderano per l’AI contenuti violenti e pornografici; nel mondo è polemica su hotel per bagni senza privacy.

Cambia il paniere Istat 2026: entrano divise scolastiche, kit di videosorveglianza e ambulanza privata

Nel paniere utilizzato dall’Istat per calcolare l’inflazione nel 2026 entrano nuovi beni e servizi che riflettono l’evoluzione delle abitudini di consumo delle famiglie italiane. Tra le principali novità compaiono le uniformi scolastiche, inclusi grembiuli e divise per studenti, inserite nella categoria dell’abbigliamento.

L’aggiornamento annuale serve ad adeguare il campione di prodotti monitorati ai cambiamenti nei consumi e nelle classificazioni statistiche, mantenendo così il calcolo dell’inflazione il più possibile aderente alla spesa reale delle famiglie.

Tra i nuovi ingressi figurano anche i filati per maglia e uncinetto, inclusi negli accessori per l’abbigliamento, e i kit di videosorveglianza domestica, sempre più diffusi per la sicurezza delle abitazioni. Nel paniere compare inoltre il carbone per barbecue, inserito tra i combustibili solidi.

L’aggiornamento coinvolge anche articoli per la casa e servizi: vengono ora monitorati i tappetini da bagno, mentre tra i servizi entra il trasporto sanitario effettuato da ambulanze private. Spazio anche agli articoli per campeggio e attività all’aperto, come tende e zaini, oltre ai software non ludici, compresi programmi e antivirus, rilevati attraverso raccolta dati centralizzata.

Per costruire l’indice dei prezzi al consumo, l’Istat utilizza ogni mese circa 27 milioni di rilevazioni provenienti dalla grande distribuzione, a cui si aggiungono oltre 400 mila prezzi raccolti nei territori dagli uffici comunali di statistica e quasi 190 mila acquisiti direttamente dall’Istituto o da fornitori specializzati. Ulteriori dati arrivano dal monitoraggio nazionale dei carburanti e dal mercato degli affitti privati, che da soli forniscono circa un milione e mezzo di osservazioni.

Le rilevazioni coinvolgono 80 comuni italiani, nei quali risiede circa l’84% della popolazione. Altri dieci comuni contribuiscono invece limitatamente ai servizi locali e alle tariffe comunali.

In India le donne moderano contenuti violenti e pornografici per addestrare l’AI

In India, migliaia di donne lavorano nella moderazione dei contenuti digitali e nell’annotazione dati per aziende tecnologiche globali, un ruolo chiave nell’addestramento degli algoritmi di intelligenza artificiale. Come riporta The Guardian, si tratta di lavoro altamente stressante e psicologicamente rischioso, spesso svolto da donne provenienti da comunità rurali o marginalizzate come Dalit e Adivasi.

Le lavoratrici visionano ogni giorno centinaia di video e immagini violente o sessualmente esplicite. Monsumi Murmu, 26 anni, collegandosi dal suo villaggio nello stato di Jharkhand, descrive il trauma iniziale: “All’inizio non riuscivo a dormire. Chiudevo gli occhi e vedevo ancora lo schermo”, racconta. Con il tempo, spiega, le immagini cessano di sconvolgerla, ma “alla fine non senti più nulla, ti senti vuota”, e gli incubi continuano a tornare di notte.

Come segnala la sociologa Milagros Miceli, esperta del progetto Data Workers’ Inquiry, la moderazione dei contenuti appartiene alla categoria dei lavori pericolosi: provoca stress traumatico, ansia, pensieri intrusivi e disturbi del sonno, con effetti duraturi sulla salute mentale. Uno studio recente conferma che anche in presenza di meccanismi di supporto, il rischio di trauma secondario rimane elevato.

Molte lavoratrici, come Raina Singh, iniziano con compiti più semplici, come filtrare messaggi testuali o individuare spam, ma vengono poi assegnate a progetti legati a pornografia o abusi sessuali su minori. Singh racconta: “L’idea del sesso ha iniziato a disgustarmi. Mi sentivo estranea al mio corpo.” La gestione dello stress è complicata dalla mancanza di supporto psicologico, dalla rigidità dei contratti e dagli accordi di riservatezza, che impediscono di parlare del lavoro anche con familiari.

Scrive The Guardian, circa l’80% dei lavoratori in questo settore proviene da aree rurali e semi-rurali, dove le aziende cercano costi più bassi e una forza lavoro disponibile a ruoli part-time o da remoto. Questi lavori, pur essendo essenziali per lo sviluppo dell’AI globale, restano spesso invisibili e privi di protezioni adeguate, lasciando le lavoratrici esposte a rischi psicologici considerevoli.

 

Hotel senza vere porte del bagno: la privacy diventa un lusso

Sempre più hotel stanno eliminando le tradizionali porte del bagno, sostituendole con pannelli scorrevoli, vetri satinati o soluzioni che riducono drasticamente la privacy degli ospiti. Una scelta che sta suscitando proteste tra i viaggiatori, come racconta un articolo del Wall Street Journal.

Negli ultimi anni molte strutture alberghiere hanno progressivamente ridotto gli spazi delle camere, eliminando prima armadi e vasche da bagno e arrivando ora a ridisegnare completamente la separazione tra zona notte e servizi. Il risultato, per molti clienti, è una convivenza forzata con rumori, odori e luci provenienti dal bagno.

Secondo esperti del settore alberghiero citati dal quotidiano americano, la scelta è legata soprattutto ai costi. I viaggi d’affari non sono ancora tornati ai livelli precedenti alla pandemia, mentre spese per personale, energia e costruzioni sono aumentate. Eliminare porte tradizionali consente di risparmiare su materiali, manutenzione e consumi energetici, oltre a rendere gli ambienti più luminosi e apparentemente più spaziosi.

In molte nuove camere lavandino e doccia sono ormai integrati direttamente nello spazio della stanza, mentre il wc viene talvolta racchiuso in piccole cabine di vetro o separato solo da pannelli parziali. Le catene alberghiere sostengono che queste soluzioni migliorino ventilazione e funzionalità, ma non tutti gli ospiti condividono.

Alcuni viaggiatori, soprattutto chi si muove per lavoro o con la famiglia, lamentano il disagio di condividere spazi senza adeguata privacy. Da questa frustrazione è nata anche la campagna online “Bring Back Doors”, lanciata dalla consulente di marketing Sadie Lowell, che ha iniziato a catalogare hotel con e senza vere porte del bagno per aiutare i clienti nella scelta.

Non mancano però ospiti meno critici, soprattutto tra chi usa la camera solo per dormire e privilegia prezzo e funzionalità rispetto alla disposizione degli spazi.

Il dibattito, conclude il Wall Street Journal, riflette un cambiamento più ampio nell’industria dell’ospitalità, sempre più orientata a ottimizzare costi e superfici, ma chiamata ora a trovare un equilibrio tra design moderno ed esigenze di privacy degli ospiti.

 

 

Foto Credits: Foto di shannonrphillips da Pixabay

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