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24/04/2025

Il più grande fondo sovrano perde 40 mld, tunnel da record tra Germania e Danimarca e le mele sudafricane bannate dalla Tanzania

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Questa settimana partiamo dalla Norvegia con il fondo sovrano più grande che perde 40 mld di dollari, Danimarca e Germania costruiranno un tunnel sottomarino da 18 km, la Tanzania blocca import agricolo da Sudafrica e Malawi per ritorsione

Il più grande fondo sovrano del mondo perde 40 miliardi di dollari a causa del tech

Il Norges Bank Investment Management (NBIM), il più grande fondo sovrano al mondo, ha riportato una perdita di circa 40 miliardi di dollari (415 miliardi di corone norvegesi) nel primo trimestre del 2025. A pesare sui risultati è stata la debolezza del settore tecnologico, secondo quanto riportato dalla CNBC.

“Il trimestre è stato segnato da forti turbolenze sui mercati. I nostri investimenti azionari hanno avuto un rendimento negativo, principalmente a causa del tech”, ha spiegato il CEO Nicolai Tangen.

A fine marzo, il valore complessivo del fondo era pari a 18.530 miliardi di corone, con circa il 70% del portafoglio investito in azioni. È proprio in questa asset class che si è registrata una perdita dell’1,6%. A ciò si sono aggiunti effetti valutari sfavorevoli: l’apprezzamento della corona norvegese ha causato una riduzione del valore del fondo di circa 879 miliardi di corone.

Le obbligazioni, che rappresentano il 27,7% del portafoglio, hanno reso positivamente (+1,6%), così come gli investimenti immobiliari non quotati (1,9% del portafoglio), che hanno registrato un rendimento del 2,4%.

NBIM gestisce il fondo per conto dei cittadini norvegesi, investendo le entrate in eccesso derivanti dal petrolio e dal gas in oltre 8.600 aziende in 63 Paesi. Tra le partecipazioni principali figurano i colossi tech statunitensi: Meta, Alphabet, Amazon, Nvidia, Tesla e Microsoft.

Il calo del comparto tecnologico è legato a due fattori chiave: da un lato, le vendite massicce di marzo sulle “megacap” — che hanno perso 2.700 miliardi di dollari di capitalizzazione a causa dei timori sulle politiche protezionistiche di Trump; dall’altro, lo shock di gennaio, quando la startup cinese DeepSeek ha annunciato un modello di intelligenza artificiale low-cost, provocando forti perdite per aziende come Nvidia, simbolo del boom dell’AI.

E pensare che proprio l’AI aveva spinto NBIM a chiudere il 2024 con un utile record di 222 miliardi di dollari.

 

Il tunnel da record che unirà Danimarca e Germania

Un tunnel sottomarino da primato collegherà Danimarca e Germania entro il 2029, rivoluzionando i collegamenti tra Scandinavia ed Europa centrale. Si chiama Fehmarnbelt: sarà lungo 18 km e rappresenterà il tunnel stradale e ferroviario prefabbricato più lungo al mondo. Costruito sul fondale del Mar Baltico, collegherà Rødbyhavn, nel sud della Danimarca, a Puttgarten, nel nord della Germania, sostituendo l’attuale traghetto di 45 minuti con 10 minuti in auto o 7 in treno.

L’opera è finanziata per lo più dalla Danimarca (7,4 miliardi di euro), con il supporto della Commissione europea (1,3 miliardi). Il cantiere principale si trova sull’isola di Lolland, dove una maxi fabbrica produce i 90 segmenti in calcestruzzo che verranno immersi e assemblati come mattoncini Lego a 40 metri di profondità, grazie a una sofisticata tecnologia di posizionamento guidata da GPS.

Cinque i tunnel paralleli: due per i treni, due per le auto e uno per emergenze. Una volta operativo, il Fehmarnbelt dimezzerà i tempi di percorrenza tra Amburgo e Copenaghen (da 5 a 2,5 ore), offrendo un’alternativa sostenibile al traffico aereo e al trasporto merci.

L’opera ha superato anche le resistenze ambientaliste: per compensare l’impatto è prevista un’area naturale di 300 ettari. Secondo le stime, saranno oltre 12.000 i veicoli e 100 i treni che lo attraverseranno ogni giorno. Una svolta anche per Lolland, una delle regioni più povere della Danimarca, che ora guarda al futuro con rinnovato ottimismo.

 

Tanzania blocca le importazioni da Sudafrica e Malawi: cresce la tensione commerciale

Nuova escalation nella disputa commerciale tra Tanzania, Sudafrica e Malawi. Il governo tanzaniano ha annunciato il blocco di tutte le importazioni agricole provenienti dai due Paesi, in risposta a restrizioni ritenute “ingiuste e dannose” contro i propri prodotti.

“Stiamo proteggendo i nostri interessi economici. Nel commercio serve rispetto reciproco”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, Hussein Bashe, citato dalla BBC.

Il Sudafrica vieta da anni le banane tanzaniane, mentre il Malawi ha recentemente imposto un divieto temporaneo su farine, riso, zenzero, banane e mais. Secondo Lilongwe, la misura serviva a tutelare i produttori locali. Ma per Bashe, le decisioni dei due Paesi danneggiano direttamente l’economia tanzaniana.

Il blocco avrà ricadute anche sui partner coinvolti. Le esportazioni sudafricane di mele e uva verso la Tanzania subiranno un colpo. Il Malawi, privo di sbocchi sul mare, dovrà rivedere le proprie rotte commerciali: finora si affidava al porto di Dar es Salaam per esportare tabacco, zucchero e soia.

“Nessun tanzaniano morirà per mancanza di mele sudafricane”, ha ironizzato Bashe, assicurando che la sicurezza alimentare del Paese non è a rischio. La disputa coinvolge tre membri della Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe (SADC) e rischia di compromettere i flussi commerciali regionali. Intanto, i tentativi diplomatici proseguono, ma il clima resta teso.

 

Foto Credits: Foto di SmallmanA da Pixabay

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