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03/07/2026

Il vero tesoro dell’Africa ha meno di 25 anni, la dipendenza europea dai condizionatori cinesi e il nuovo scisma in Vaticano

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L’Africa giovane, crescita o sfida per il futuro economico globale, L’UE vuole riequilibrare il commercio con la Cina ma il caldo spinge l’acquisto di condizionatori cinesi, il Vaticano scomunica la SSPX dopo nuove ordinazioni e riapre lo scisma con i tradizionalisti cattolici.

L’Africa più giovane del mondo: la demografia, il nuovo motore dell’economia?

Mentre gli Stati Uniti celebrano i 250 anni dalla loro indipendenza, alcuni economisti guardano al passato per cercare di capire dove potrebbe nascere la prossima grande potenza economica. E la risposta potrebbe trovarsi nell’Africa subsahariana.

Secondo un’analisi di Morgan Stanley, ripresa da Reuters, nel 1810 circa il 70% della popolazione americana aveva meno di 25 anni. Una popolazione estremamente giovane che, insieme all’apertura del Paese e alla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti, contribuì a porre le basi della crescita economica degli Stati Uniti.

Oggi una struttura demografica simile si ritrova in alcuni Paesi dell’Africa subsahariana, come Uganda, Niger, Mali, Somalia e Burundi, dove circa il 70% della popolazione ha meno di 25 anni.

La domanda è inevitabile: questa enorme disponibilità di giovani potrebbe trasformarsi in un vantaggio economico? Non tutti gli economisti ne sono convinti. Il mondo di oggi è molto diverso da quello dell’Ottocento e l’automazione, l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie hanno ridotto il peso della forza lavoro nei processi produttivi.

Uno studio del Centre for Economic Policy Research, firmato anche dal premio Nobel Daron Acemoglu, sostiene infatti che, negli ultimi decenni, i Paesi con tassi di natalità più bassi hanno registrato una crescita maggiore del PIL per lavoratore e salari più elevati. Secondo i ricercatori, la scarsità di giovani spinge imprese e governi a innovare di più, investendo in tecnologie che aumentano la produttività.

In altre parole, la popolazione più giovane del pianeta potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità per l’Africa, ma il vero fattore decisivo sarà la capacità di trasformare quel capitale umano in istruzione, occupazione e innovazione.

L’Europa vuole riequilibrare il commercio con Pechino, ma non può fare a meno dei condizionatori cinesi

L’Unione Europea prova a ridurre il suo storico deficit commerciale con la Cina entro ottobre, ma proprio mentre i negoziati entrano nel vivo, l’ondata di calore record che sta colpendo il continente sta alimentando la domanda di condizionatori d’aria, in larga parte prodotti in Cina. Un paradosso che mette in evidenza le difficoltà strutturali del riequilibrio commerciale tra Bruxelles e Pechino.

Secondo Reuters, le due potenze economiche hanno diffuso un raro comunicato congiunto dopo un incontro a Bruxelles, con l’obiettivo di affrontare le tensioni legate agli squilibri commerciali, alle restrizioni all’export e all’accesso ai mercati. È stato inoltre istituito un gruppo di lavoro bilaterale per monitorare i flussi commerciali, con particolare attenzione alle catene di approvvigionamento di terre rare e magneti, materiali strategici per l’industria europea.

Il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic ha definito “non sostenibile” l’attuale traiettoria degli scambi, evidenziando come le esportazioni cinesi verso l’Europa continuino a crescere mentre la quota europea in Cina si riduce progressivamente. Pechino, dal canto suo, ha ribadito la possibilità di reagire a eventuali nuove misure restrittive dell’UE.

A complicare ulteriormente il quadro è però la dinamica dei consumi. Le temperature eccezionalmente elevate stanno spingendo milioni di cittadini europei all’acquisto di sistemi di raffreddamento, un mercato dominato dai produttori asiatici. In Europa la penetrazione dei condizionatori resta intorno al 20% delle famiglie, contro quasi il 90% negli Stati Uniti, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Il settore è infatti saldamente in mano ai produttori cinesi e asiatici: marchi come Midea, Gree e Haier detengono insieme circa un terzo del mercato europeo al dettaglio, mentre nessun produttore europeo figura tra i primi cinque operatori del settore. Tra i casi più emblematici figura il sistema portatile “PortaSplit” di Midea, progettato specificamente per adattarsi alle normative edilizie europee e aggirare vincoli come il divieto di modifiche alle facciate.

Il deficit commerciale dell’Unione Europea con la Cina ha raggiunto i 360 miliardi di euro nel 2024, con tutti i 27 Stati membri in disavanzo, e ha continuato a crescere anche nel primo trimestre dell’anno, toccando i livelli più alti dal 2022.

Gli analisti sottolineano come, nonostante le dichiarazioni politiche, Pechino non abbia finora assunto impegni concreti per ridurre lo squilibrio commerciale. Bruxelles si trova così a dover bilanciare due esigenze sempre più in tensione: proteggere la propria base industriale e, allo stesso tempo, soddisfare una domanda interna crescente di beni a basso costo provenienti dalla Cina.

Vaticano, nuovo scisma con la Società San Pio X: scomunicati sacerdoti e fedeli

La Società San Pio X (SSPX) torna al centro della scena dopo che il Vaticano ha dichiarato in scisma e scomunicato sacerdoti e fedeli del movimento in seguito alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza l’approvazione di Papa Leone. Si tratta di una frattura che riapre una delle pagine più delicate della storia recente della Chiesa cattolica.

Fondata nel 1970 in Svizzera dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, la SSPX nacque in opposizione alle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, ritenute troppo aperte alla modernità. Il movimento, che prende il nome da Papa Pio X, difende una visione tradizionalista del cattolicesimo, promuove la celebrazione della Messa tridentina in latino e critica il dialogo con le altre confessioni religiose avviato dal Concilio.

Secondo i dati pubblicati dalla stessa organizzazione e ripresi da Reuters, al novembre 2025 la fraternità contava 1.482 membri, tra cui 733 sacerdoti e 264 seminaristi provenienti da circa 50 Paesi, con una forte presenza in Francia e negli Stati Uniti. La sede centrale si trova a Menzingen, in Svizzera, mentre il principale seminario è a Écône, dove sono avvenute le recenti consacrazioni episcopali.

Non è la prima volta che la SSPX entra in rotta di collisione con Roma. Nel 1988 Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il consenso di Giovanni Paolo II, provocando uno scisma e la scomunica sua e dei nuovi vescovi, nella più grave frattura della Chiesa cattolica dai tempi della controversia sull’infallibilità papale nel XIX secolo. Negli anni successivi Benedetto XVI tentò una riconciliazione, liberalizzando la Messa in latino e revocando nel 2009 la scomunica ai quattro vescovi ancora in vita, senza però riuscire a sanare le divergenze dottrinali. Anche Papa Francesco aveva compiuto alcuni gesti di apertura, autorizzando i sacerdoti della SSPX ad amministrare validamente il sacramento della confessione, ma la nuova consacrazione di quattro vescovi senza il consenso pontificio ha riportato il conflitto al punto di rottura.

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