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30/05/2025

India (forse) quarta economia al mondo, il boom vietnamita che preoccupa e la trimestrale di Nvidia

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Questa settimana partiamo dall’India, dove si festeggia (forse troppo presto) il sorpasso sul Giappone come quarta economia mondiale. In Vietnam, il nuovo leader avvia riforme per evitare la trappola del reddito medio. Nvidia, intanto, batte le attese e vola in Borsa.

India, quarta economia al mondo? La corsa c’è, ma il traguardo è ancora da tagliare

Ha fatto il giro dei social indiani l’annuncio trionfale secondo cui l’India sarebbe già diventata la quarta economia mondiale, superando il Giappone. A rilanciarlo è stato B.V.R. Subrahmanyam, numero uno del think tank statale Niti Aayog, citando dati del Fondo Monetario Internazionale. “Siamo già la quarta economia mondiale… e non lo dico io, lo dice l’FMI”, ha dichiarato. Ma i numeri raccontano una storia leggermente diversa.

Secondo le stime del FMI, nel 2025 l’India raggiungerà un PIL di 4.187 miliardi di dollari, superando di misura i 4.186 miliardi del Giappone. Quindi, tecnicamente, il sorpasso deve ancora avvenire. Ma la direzione è chiara: nel giro di tre anni, Nuova Delhi punta a scalzare anche la Germania dal terzo posto, piazzandosi dietro solo a Stati Uniti e Cina.

Un’ascesa sostenuta da fondamenta demografiche e strutturali solide. L’India è oggi la grande economia a crescita più rapida del mondo. Con una popolazione giovane e istruita, e un crescente know-how nei servizi e nella tecnologia, il Paese sta lavorando per diventare anche un hub manifatturiero globale. Lo sottolinea  Malcolm Dorson, senior portfolio manager di Global X ETFs, secondo cui “l’India è una macchina da crescita composta finemente calibrata”.

A spingere il motore anche una dinamica di consumi in accelerazione: questi rappresentano oltre il 56% del PIL e, secondo NielsenIQ, il 40% delle vendite di beni di consumo nel primo trimestre 2025 è arrivato dalle aree rurali. Proprio qui, con condizioni climatiche favorevoli e inflazione in calo, si attende una ripresa della spesa agricola. Il governo ha poi varato tagli fiscali e stimoli mirati, mentre la Reserve Bank of India potrebbe abbassare ancora i tassi d’interesse.

Tuttavia, a pesare sono i ritardi infrastrutturali, le riforme incomplete e un PIL pro capite ancora molto distante dai Paesi con cui l’India ambisce a confrontarsi. Il confronto con il Giappone è emblematico: 2.880 dollari contro 33.960, secondo l’FMI. “C’è un’enorme distanza nello standard di vita e nelle infrastrutture sociali ed economiche tra India e Giappone”, osserva Shumita Deveshwar, chief economist India di TS Lombard.

Secondo Dhiraj Nim, economista di ANZ Bank, “diventare la quarta economia mondiale è un evento naturale per l’India. Ma non significa che il Paese sia diventato prospero. Serve ancora molto lavoro per aumentare la qualità della vita”. La sfida ora è rendere la crescita inclusiva, migliorando trasporti, istruzione, formazione e accesso al lavoro.

Sul fronte internazionale, l’India intanto conquista terreno. Ad aprile, le spedizioni di iPhone verso gli Stati Uniti sono balzate del 76% su base annua, mentre quelle dalla Cina sono crollate dello stesso ammontare. Una conseguenza diretta dei dazi voluti da Donald Trump, che ora punta a riportare la produzione Apple in patria con una minaccia: “25% di tariffa per gli iPhone fabbricati fuori dagli USA”. Intanto però Apple continua a investire in India.

A livello di mercati, la Borsa indiana si muove in linea piatta: il Nifty 50 è in rialzo del 4,6% da inizio anno, il Sensex del 4%. Rendimenti dei titoli decennali in lieve calo al 6,171%. La corsa, insomma, è partita. Ma il traguardo, almeno per ora, resta un po’ più in là.

Vietnam, il boom economico che preoccupa il nuovo leader

L’economia vietnamita è tra le più dinamiche del Sud-Est asiatico, con una crescita media annua del 6% negli ultimi 15 anni. Eppure, per il nuovo segretario generale del Partito Comunista, To Lam, non basta. Ex capo dei temuti servizi di sicurezza, Lam ha assunto la guida del Paese con una missione ambiziosa: avviare una “rivoluzione” per liberare tutte le forze produttive e scongiurare un rallentamento imminente.

Un paradosso? Solo in apparenza. Il modello che ha trasformato il Vietnam da Paese in ginocchio dopo la guerra a potenza manifatturiera esportatrice – grazie a manodopera a basso costo, stabilità politica e forti investimenti stranieri – mostra oggi segnali di logoramento.

Il motore delle esportazioni rallenta. Come spiega The Economist, il successo del Vietnam si fonda su una strategia export-led supportata da un massiccio afflusso di investimenti diretti esteri (19 miliardi di dollari nel 2023). Multinazionali come Samsung, che impiega 160mila persone nei pressi di Hanoi, trainano la produzione: le aziende straniere rappresentano il 72% delle esportazioni, ma solo il 10% dell’occupazione.

Il problema è che il Paese resta una piattaforma di assemblaggio con poco valore aggiunto. I componenti arrivano da Cina o Corea del Sud, mentre la produttività rimane bassa: il valore aggiunto per ora lavorata è il 37% sotto la media delle economie asiatiche di medio-alto reddito. Inoltre, oltre il 90% dei lavoratori manifatturieri svolge mansioni a bassa specializzazione.

La trappola del reddito medio. Il Vietnam ha raggiunto il “punto di svolta di Lewis”: il bacino di manodopera rurale si sta esaurendo, i salari aumentano e la competitività dei costi si riduce. Secondo l’Economist Intelligence Unit, i costi del lavoro saliranno del 48% entro il 2029, superando quelli di India e Thailandia. Il rischio è finire nella cosiddetta “trappola del reddito medio”: troppo costoso per restare competitivo nei settori labour-intensive, troppo arretrato per spiccare in quelli ad alto contenuto tecnologico.Consapevole delle criticità, To Lam ha avviato una serie di riforme strutturali. Ha abolito cinque ministeri, dimezzato le province e tagliato 100mila posti nella pubblica amministrazione, con l’obiettivo di semplificare il sistema e ridurre del 30% la burocrazia.

La sua ambizione è chiara: rafforzare il settore privato e portarne il peso nell’economia dal 50% al 70%. Il Politburo ha appena approvato sgravi fiscali per ricerca e sviluppo e incentivi alle collaborazioni tra imprese locali e investitori esteri. Ma il contesto resta difficile: l’accesso al credito è dominato dalle banche statali e spesso riservato alle aziende legate al partito.

Il governo sogna di replicare il modello dei chaebol sudcoreani, ma finora i grandi gruppi vietnamiti sono poco competitivi a livello globale. VinFast, il più grande produttore domestico di veicoli elettrici, ha perso 9 miliardi di dollari dal 2021, con gran parte delle vendite interne al gruppo. E ora si ipotizza di affidare alla controllata VinSpeed la costruzione di una ferrovia ad alta velocità da 60 miliardi di dollari: una mossa che solleva interrogativi sul reale grado di concorrenza nel sistema.

Le PMI e la sfida del capitale umano. Ancora più fragile la condizione delle piccole imprese locali, spesso escluse da credito, terreni e autorizzazioni. A frenare è anche il capitale umano: il sistema educativo è arretrato, controllato dal partito, e le università non figurano nei ranking internazionali. Ingegneri e profili tech scarseggiano. Oggi il Vietnam conta solo 5.000 ingegneri dei chip, ma ne serviranno almeno 25.000 entro il 2030.

Lam punta a uno Stato più efficiente e meritocratico, ha invocato stipendi più alti per i funzionari competenti e una maggiore tolleranza verso gli errori. Ma il vero nodo resta politico: può un’economia digitale e innovativa fiorire sotto il controllo di un partito unico che censura internet e domina le imprese strategiche? Per ora, Lam gode di ampio potere e pochi ostacoli. A gennaio, il congresso del partito sarà il primo vero banco di prova. La sua visione è chiara. La capacità di realizzarla, tutta da dimostrare.

 

Nvidia batte le attese e vola in Borsa. Huang: “L’AI è la nuova infrastruttura globale”

Nvidia torna a sorprendere i mercati: i risultati trimestrali hanno superato le attese di Wall Street, spingendo il titolo a guadagnare oltre il 5% nelle contrattazioni pre-market il giorno dopo la pubblicazione dei conti ( giovedì 28 maggio). Un segnale di forza che conferma la centralità dell’azienda nel boom dell’intelligenza artificiale.

“Per tutta l’attenzione che circonda Nvidia, la sua capacità di generare crescita resta impressionante”, ha commentato Russ Mould, investment director di AJ Bell alla BBC. Un’accelerazione che, combinata alla recente decisione della corte commerciale Usa di bloccare i dazi imposti dall’amministrazione Trump, ha contribuito a un più ampio slancio dei mercati.

Il CEO Jensen Huang ha sottolineato che la domanda globale per le infrastrutture AI è fortissima e destinata ad aumentare ulteriormente. “I Paesi vedono l’AI come una nuova infrastruttura strategica, al pari dell’elettricità o di internet — e Nvidia è al centro di questa trasformazione”, ha dichiarato dopo la pubblicazione dei conti. Nei mesi scorsi Nvidia aveva subito un colpo per via delle restrizioni imposte da Washington all’export verso la Cina, in particolare sul chip “H20”, progettato appositamente per quel mercato. L’azienda ha registrato un impatto da 4,5 miliardi di dollari, comunque inferiore alla stima iniziale di 5,5 miliardi.

Sul fronte geopolitico, Nvidia ha dichiarato che nuove tariffe e controlli alle esportazioni stanno complicando la supply chain e che il gruppo intende potenziare la produzione interna negli Stati Uniti per contenere i rischi.

Huang non ha risparmiato critiche alle politiche americane, definendo “fallimentari” le restrizioni che mirano a frenare l’export verso Pechino: “Stanno danneggiando le aziende statunitensi più che la concorrenza cinese”. Nel frattempo, l’azienda sta diversificando i mercati. Durante una recente visita in Medio Oriente con l’ex presidente Donald Trump, Nvidia ha annunciato nuove forniture di chip AI all’Arabia Saudita, dove prevede di vendere centinaia di migliaia di unità. “Le restrizioni verso la Cina mostrano quanto il contesto geopolitico sia diventato centrale per l’industria tech”, ha osservato Jacob Bourne, analista di Emarketer. “Per mantenere la sua leadership, Nvidia dovrà muoversi in un contesto competitivo ed economico sempre più complesso”. Il cuore della crescita resta il comparto data center, essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. In questo segmento, Nvidia ha registrato una crescita del 73% annuo, confermandosi il motore della rivoluzione AI che sta trasformando l’economia globale.

 

 

Foto Credits:Foto di Phong Nguyen Dinh da Pixabay

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