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06/03/2026
KOSPI in crisi: perché la Borsa della Corea del Sud è crollata del 12% e poi è rimbalzata del 9%

KOSPI in crisi: perché la Borsa della Corea del Sud è crollata del 12% e poi è rimbalzata del 9%

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La Borsa della Corea del Sud ha vissuto una delle settimane più tumultuose degli ultimi anni. L’indice KOSPI ha registrato crolli repentini seguiti da un forte recupero. Nel dettaglio il 3 marzo è iniziata la caduta con una perdita superiore al 7%, discesa che è peggiorata drasticamente il giorno successivo con un ribasso di oltre il 12%. L’indice ha poi registrato il 5 marzo un rialzo vicino al 10%. In termini di punti, l’indice è sceso dai 6.165,15 punti di inizio settimana fino a minimo di 5250,92 punti per poi risalire al termine della seduta del 5 marzo a 5.491,02 punti.  Ma quali sono i motivi che hanno scatenato questo picco di volatilità?

 

Cosa ha fatto precipitare il mercato

 

Il 3 marzo, quando la borsa di Seoul ha riaperto dopo un giorno festivo, l’indice KOSPI (ne avevamo parlato anche qui) ha perso oltre il 7%, segnando la peggior prima seduta dopo una pausa da tempo. Il giorno successivo il mercato ha sprofondato ancora di più, chiudendo con un ribasso del 12%, la perdita giornaliera più pesante nella storia dell’indice.

 

Il fattore scatenante di questi movimenti è stato un aumento drastico delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, soprattutto legato al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che ha fatto temere un allargamento dello scontro. In quelle ore i prezzi del petrolio sono saliti con forza, poiché gli investitori temevano che un’escalation militare potesse compromettere flussi e forniture energetiche globali. La Corea del Sud importa praticamente tutta l’energia che consuma, per cui qualsiasi rischio di costo maggiore o difficoltà nelle forniture si traduce immediatamente in un timore per i margini delle imprese e per la crescita economica.

 

Perché l’indice è crollato così tanto

 

Il mercato non ha reagito soltanto alle notizie geopolitiche. Da un lato la dipendenza dalle materie prime importate e l’aumento dei costi dell’energia hanno alimentato la preoccupazione su inflazione e profitti futuri. Gran parte delle società quotate dipendono dalla disponibilità di energia a costi prevedibili, e le spinte al rialzo sui prezzi delle materie prime tendono a spingere verso l’alto anche i costi operativi. Dall’altro lato, il mercato sudcoreano è particolarmente concentrato in alcune grandi società tecnologiche come Samsung Electronics e SK Hynix, che insieme rappresentano una quota enorme della capitalizzazione totale dell’indice. Quando questi titoli hanno subito perdite a due cifre, l’effetto sul KOSPI è stato amplificato.

 

La combinazione di pressione geopolitica, aumento dei costi dell’energia e intensa attività di vendite tecniche, inclusa la chiusura automatica delle contrattazioni quando le perdite toccano soglie predefinite, ha trasformato quello che avrebbe potuto essere un aggiustamento di mercato in un vero e proprio crollo.

 

Il rimbalzo del 5 marzo

 

Il giorno successivo al crollo storico, nella seduta del 5 marzo, l’indice ha registrato una notevole ripresa, con un rialzo del 9% circa. Numerose grandi società sudcoreane, comprese quelle che avevano avuto i maggiori ribassi nei giorni precedenti, hanno segnato guadagni significativi, contribuendo all’impulso dell’indice.

 

La ripresa ha avuto più cause concomitanti. In primo luogo, molti mercati internazionali hanno chiuso in rialzo dopo che il picco dei prezzi del petrolio ha mostrato segnali di stabilizzazione e il sentiment globale è migliorato. Le aspettative sulla possibile interruzione delle vendite forzate e il ritorno di alcuni investitori che avevano chiuso posizioni per timore di ulteriori ribassi hanno contribuito a invertire temporaneamente la tendenza negativa. Inoltre, alcune misure tecniche hanno offerto un supporto momentaneo.

 

È importante sottolineare che, mentre il recupero è stato notevole, non ha cancellato completamente le perdite accumulate nei giorni precedenti, né ha eliminato le incertezze che avevano alimentato la prima ondata di vendite. Si è trattato piuttosto di un rimbalzo tecnico dopo una caduta molto brusca, anche favorito da investitori che hanno visto nei prezzi più bassi un’opportunità per entrare sul mercato.

 

L’onda lunga della volatilità

 

Gli eventi di questa settimana riflettono una caratteristica fondamentale dei mercati moderni: sono estremamente reattivi non solo ai dati economici ma anche alle dinamiche geopolitiche che influenzano le prospettive di crescita, i costi dell’energia e le aspettative di inflazione. Nel caso del mercato sudcoreano, la combinazione di forte dipendenza dalle importazioni energetiche, alta concentrazione di grandi titoli tecnologici e utilizzo diffuso della leva finanziaria da parte degli investitori ha amplificato i movimenti, trascinando l’indice in una sequenza rapida di forti perdite e rimbalzi.

 

In questo contesto, la volatilità diventa non soltanto un indicatore di instabilità momentanea ma anche uno specchio delle aspettative collettive degli operatori: quando la percezione di rischio cresce, il prezzo degli asset può oscillare in modo molto più ampio rispetto ai fondamentali economici di lungo periodo. D’altra parte, quando le notizie diventano meno minacciose o il sentiment tecnico si stabilizza, è frequente vedere reazioni opposte altrettanto rapide, come il forte rimbalzo del 5 marzo.



Immagine da freepik

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