Mattel, la celebre azienda produttrice di giocattoli e casa madre della bambola Barbie, ha annunciato che ritirerà le sue previsioni finanziarie annuali e aumenterà i prezzi di alcuni prodotti negli Stati Uniti (ne abbiamo parlato anche qui). La decisione è legata a un aumento dei costi di produzione causato dai dazi imposti dall’amministrazione Trump su Paesi chiave con cui gli Stati Uniti commerciano abitualmente.
Dazi e incertezze: un mix esplosivo
Mattel ha spiegato che, a causa dell’attuale instabilità economica globale e del mutare continuo dei dazi negli Stati Uniti, è molto difficile prevedere come si comporteranno i consumatori americani nei prossimi mesi, in particolare durante la cruciale stagione natalizia. Questa situazione deriva dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Si tratta di un conflitto economico in cui i due Paesi, le due maggiori potenze mondiali, hanno aumentato reciprocamente i dazi doganali (cioè le tasse su beni importati) su moltissimi prodotti. Questa battaglia ha avuto un forte impatto sulle catene di approvvigionamento globali, ovvero il sistema internazionale che permette la produzione e distribuzione di beni.
I dazi colpiscono anche i giocattoli
“Non c’è dubbio che i dazi stiano creando grandi difficoltà nel nostro settore”, ha dichiarato Ynon Kreiz, amministratore delegato di Mattel, in un’intervista a Reuters. Molte aziende hanno interrotto la produzione e le spedizioni verso gli Stati Uniti proprio a causa di questi dazi, specialmente quelli provenienti dalla Cina. Kreiz ha anche affermato che Mattel sostiene la posizione dell’associazione americana dei produttori di giocattoli, che chiede dazi pari a zero per questo tipo di prodotti. Negli Stati Uniti si vende circa la metà dei giocattoli Mattel a livello globale, e circa il 20% di questi è prodotto in Cina. Questo rende l’azienda particolarmente vulnerabile agli effetti negativi delle politiche commerciali.
Meno promozioni, più risparmi
Per far fronte a questi ostacoli, Mattel ha deciso non solo di aumentare i prezzi, ma anche di ridurre le promozioni e gli sconti, nel tentativo di tagliare i costi. L’azienda ha alzato il suo obiettivo di risparmio annuale, passando da 60 milioni a 80 milioni di dollari. Ma la Cina non è l’unico paese coinvolto. Mattel importa altri prodotti, tra cui le famose Barbie e le macchinine Hot Wheels, da Paesi del sud-est asiatico come Indonesia, Malesia e Thailandia. Anche questi paesi sono stati colpiti da dazi americani all’inizio di aprile, poi sospesi per 90 giorni.
Obiettivi cancellati (per ora)
In precedenza, Mattel aveva indicato per il 2025 un obiettivo di utile per azione rettificato compreso tra 1,66 e 1,72 dollari, con una crescita delle vendite nette annuali tra il 2% e il 3%. Ora questi obiettivi sono stati ritirati, perché l’azienda ritiene troppo incerto il contesto per poter fare previsioni credibili.
La concorrenza regge meglio
Un’altra azienda del settore, Hasbro, ha invece confermato le sue previsioni per l’anno. Anche Hasbro produce circa la metà dei suoi giocattoli destinati agli Stati Uniti in Cina, ma è riuscita a mantenere stabili le sue prospettive, grazie soprattutto al successo della sua divisione dedicata ai giochi da tavolo.
Numeri in chiaroscuro
Nel primo trimestre dell’anno, Mattel ha registrato vendite nette pari a 827 milioni di dollari, superando le previsioni degli analisti, che si aspettavano 786 milioni. Inoltre, l’utile per azione (una misura che indica la redditività di un’azienda per ogni azione in circolazione) è stato negativo per soli 3 centesimi, molto meglio rispetto alla perdita prevista di 10 centesimi. Infine, l’azienda ha riacquistato proprie azioni per un valore di 160 milioni di dollari nel trimestre terminato il 31 marzo, confermando il suo obiettivo di riacquisto di azioniper 600 milioni di dollari entro il 2025.
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