Questa settimana partiamo dalla Serbia con la protesta storica di 325.000 in piazza contro il governo. Poi in Giappone e Corea del Sud è boom dell’industria bellica. E in Messico Walmex resiste ai dazi di Trump.
Serbia, la protesta più grande della storia: 325.000 in piazza contro il governo
Sabato scorso, Belgrado ha visto la più grande manifestazione della sua storia: secondo un osservatorio indipendente, oltre 325.000 persone sono scese in piazza per protestare contro il governo e il presidente Aleksandar Vucic. L’ondata di indignazione è esplosa dopo il crollo di una stazione ferroviaria a Novi Sad, che a novembre ha causato la morte di 15 persone. I manifestanti denunciano corruzione e mancati controlli sui lavori di ristrutturazione. Il governo ha stimato un’affluenza di 107.000 persone, ma i numeri indipendenti raccontano un’altra storia. Il crollo ha infiammato il malcontento già diffuso contro il Partito Progressista, al potere da oltre un decennio, e il suo leader Vucic, che aveva promosso il restauro della stazione.
Nonostante le dimissioni di alcuni funzionari, le proteste continuano a crescere. “Vogliamo solo un paese che funzioni”, ha detto Jana Vasic, studentessa di giurisprudenza, alla BBC. “Non importa chi governi, ma le istituzioni devono fare il loro dovere”. I manifestanti hanno acceso le torce dei telefoni per 15 minuti in memoria delle vittime. Piazza della Repubblica, uno dei quattro punti di ritrovo, era gremita, così come le strade intorno al Museo Nazionale e Piazza degli Studenti. La folla si è poi diretta verso il Parlamento. L’Archivio degli Incontri Pubblici ha stimato la partecipazione tra le 275.000 e le 325.000 persone, con la possibilità che il numero fosse ancora più alto.
La tensione resta alta, mentre Vucic ribadisce che non si dimetterà. Le proteste, iniziate dagli studenti, hanno coinvolto anche tassisti, agricoltori e avvocati. Gli studenti chiedono trasparenza sulla ristrutturazione della stazione, riaperta nel 2022, e responsabilità per i colpevoli. Sebbene i procuratori abbiano incriminato 16 persone, tra cui l’ex ministro delle Costruzioni Goran Vesic, i processi non sono ancora iniziati. Il presidente serbo Vucic insiste di non cedere alle proteste, respingendo le richieste di un “governo di esperti”. Gli studenti promettono di proseguire fino a ottenere risposte.
Industria bellica in Asia orientale: Giappone e Corea del Sud alla conquista dei mercati globali
I produttori di armi giapponesi e sudcoreani sono tra quelli in più rapida crescita al mondo. The Economist riporta che dal 2022, i ricavi combinati delle aziende della difesa di Tokyo e Seul sono aumentati del 25%, raggiungendo i 63 miliardi di dollari, un ritmo superiore persino a quello dell’industria bellica europea. Negli stessi anni, i giganti americani del settore hanno registrato una crescita più modesta del 15%, pur mantenendo il primato globale con oltre 200 miliardi di dollari di fatturato.
Alla base di questa espansione c’è un cambiamento strategico. Giappone e Corea del Sud, storicamente dipendenti dalle importazioni di armi, stanno puntando sulla produzione interna per rafforzare la propria sicurezza. “È un punto di svolta”, ha dichiarato Kanehana Yoshinori, presidente di Kawasaki Heavy Industries, tra le principali aziende aerospaziali giapponesi. Il governo di Tokyo ha aumentato il budget per la difesa e nel 2022 ha avviato il più grande riarmo dalla Seconda guerra mondiale. Gli effetti si sono visti subito: nel 2023, gli ordini interni ai principali produttori di armi giapponesi sono più che raddoppiati.
Anche la Corea del Sud sta accelerando. Il calo delle importazioni di armi (-25% tra il 2015-19 e il 2020-24) è stato compensato da un boom della produzione locale. Hanwha Aerospace, colosso della difesa sudcoreano, ha visto i ricavi crescere del 60% nell’ultimo trimestre del 2024, grazie alle consegne di obici K9 e lanciarazzi Chunmoo alla Polonia e ad altri Paesi.
Ma l’espansione non si ferma ai confini nazionali. Giappone e Corea del Sud stanno conquistando fette di mercato in Asia e nel Pacifico, mentre Seul ha siglato contratti con Iraq, Indonesia e Nuova Zelanda. Le aziende asiatiche, con supply chain snelle e produzione veloce, si stanno ritagliando un ruolo crescente anche nell’export di elicotteri, artiglieria e munizioni di precisione, sfidando il dominio americano. La domanda di armamenti prodotti in Giappone e Corea del Sud è destinata a crescere, poiché gli alleati americani si stanno rendendo conto che, con Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca, dovranno fare di più per difendersi autonomamente. La crescita della difesa in Asia orientale sembra destinata a durare.
Walmex resiste alla tempesta Trump: dazi e politica potrebbero favorirla
Walmart è un simbolo del capitalismo americano, ma in Messico la sua filiale Walmex rappresenta anche uno dei principali legami economici tra i due paesi. Con un valore di 45 miliardi di dollari e 200.000 dipendenti, è la società pubblica più preziosa del paese. Eppure, il 2024 non è stato un anno facile: inflazione, alti tassi di interesse e l’aumento del salario minimo hanno messo sotto pressione i conti dell’azienda, mentre l’elezione di Claudia Sheinbaum e il rafforzamento del partito Morena hanno alimentato timori di un interventismo statale più marcato. A fine anno, il valore di mercato di Walmex è sceso del 40%, mentre l’azienda ha dovuto fronteggiare la concorrenza di nuove catene come Tiendas 3B e l’ascesa dell’e-commerce guidato da Mercado Libre. Inoltre, un’indagine dell’autorità messicana per la concorrenza su presunti abusi di potere ha aggiunto ulteriore incertezza.
Eppure, paradossalmente, la strategia America First di Trump potrebbe favorire Walmex. A marzo, il presidente americano ha imposto dazi del 25% su importazioni dal Messico, accusando il paese di non fare abbastanza contro il traffico di fentanyl. Ma, a differenza della casa madre statunitense, solo il 17% dei prodotti venduti da Walmex è importato, rendendola meno vulnerabile all’aumento delle tariffe. Inoltre, le misure protezionistiche potrebbero spingere i consumatori a preferire prodotti locali, rafforzando la posizione della catena.
Anche il nuovo governo messicano potrebbe rivelarsi un alleato inatteso. Sheinbaum, pur mantenendo alcune politiche populiste come l’aumento del salario minimo, si è dimostrata più aperta al dialogo con il settore privato rispetto al suo predecessore AMLO. Allo stesso tempo, le pressioni di Trump hanno costretto il Messico a una stretta sulla criminalità organizzata, con l’estradizione di 29 presunti boss a febbraio, un segnale positivo per il mondo imprenditoriale.
Il prezzo delle azioni di Walmex è rimasto fermo da quando, a fine gennaio, Trump ha annunciato i dazi contro il Messico. Ma le cose potrebbero andare molto peggio. Basta chiedere agli investitori di Walmart, le cui azioni hanno perso l’11% del valore.
Foto Credits: Pixabey








