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17/10/2025

La rivolta della Gen z in Madagascar, la pensione attiva in Germania e l’effetto “scarafaggi” a Wall Street con il caso First Brands

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Questa settimana partiamo dal Madagascar con la rivolta dei giovani contro crisi e disuguaglianze, poi la Germania rilancia i pensionati attivi e Wall Street teme nuovi prestiti tossici.

Madagascar, la rabbia della Generazione Z travolge Rajoelina

Migliaia di giovani malgasci sono scesi in piazza nelle ultime settimane contro il presidente Andry Rajoelina, accusato di aver fallito sul piano economico e sociale. Blackout prolungati, carenze idriche, inflazione e stagnazione dei redditi hanno alimentato un’ondata di proteste che lunedì è culminata con la fuga del capo di Stato a bordo di un aereo militare francese.

Martedì, l’Assemblea nazionale ha votato l’impeachment di Rajoelina. A colmare il vuoto di potere è intervenuto l’esercito: il colonnello Michael Randrianirina, uno dei leader della rivolta, ha annunciato alla radio nazionale la dissoluzione delle principali istituzioni e l’instaurazione di un governo militare ad interim.

Il movimento di protesta, guidato in larga parte dalla Generazione Z, non ha però un progetto politico definito. «Rajoelina deve andarsene subito», ha dichiarato a Reuters Angie Rakoto, studentessa di 21 anni, «ma non so chi dovrebbe sostituirlo. Serve qualcuno che pensi davvero al popolo malgascio».

Il malcontento popolare nasce da una crisi economica radicata. Nonostante le risorse naturali del Paese , vaniglia, minerali, pietre preziose e prodotti ittici, il 75% della popolazione vive sotto la soglia di povertà della Banca Mondiale (2,15 dollari al giorno). Il reddito medio annuo è fermo a 600 dollari e il tasso di disoccupazione giovanile supera il 40%.

Il Madagascar, che conta 30 milioni di abitanti con un’età mediana di 19 anni, occupa le ultime posizioni nell’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite. Le disuguaglianze sociali e la corruzione strutturale hanno eroso la fiducia nelle istituzioni e aggravato il divario tra élite politiche e popolazione.

Molti giovani accusano l’ex potenza coloniale, la Francia, di continuare a esercitare un’influenza eccessiva sugli affari nazionali. Le proteste, segnate da simboli globali della cultura giovanile come la bandiera del manga One Piece, si inseriscono in una più ampia ondata internazionale di movimenti anti-establishment che chiedono equità, trasparenza e servizi pubblici efficienti.

Per ora, i militari promettono un governo di transizione. Tuttavia, la storia del Paese, segnato da due dittature militari dopo l’indipendenza , alimenta i timori di una nuova deriva autoritaria. «Se un militare pensa al bene del Paese, va bene per la transizione», commenta Fanizy Razafimandimby, 30 anni, meccanico. «Ma serve qualcuno capace di ricostruire».

Le sfide economiche restano imponenti. L’instabilità politica rischia di bloccare gli investimenti esteri e mettere sotto pressione il settore minerario, principale fonte di valuta pregiata. Intanto, l’aumento dei prezzi alimentari e la crisi energetica continuano a pesare sulle famiglie.

Come riassume il giovane guida turistica André Hassana: «Chiediamo lavoro, elettricità e cibo a prezzi accessibili. Ma finora abbiamo ricevuto solo discorsi. Stavolta, non ci accontenteremo più.

 

Germania, fino a 2.000 euro al mese esentasse per i pensionati che continuano a lavorare

Dal prossimo gennaio i pensionati tedeschi che scelgono di restare attivi nel mercato del lavoro potranno guadagnare fino a 2.000 euro al mese senza pagare tasse, oltre alla pensione. È quanto prevede il nuovo programma “Aktivrente”, la “pensione attiva”, una delle riforme simbolo del cancelliere Friedrich Merz, parte del suo annunciato “autunno di riforme” per rilanciare l’economia tedesca e contrastare la stagnazione.

Il provvedimento, sostenuto dal governo di coalizione tra Cristiano Democratici (CDU) e Socialdemocratici (SPD), punta a incentivare il proseguimento dell’attività lavorativa oltre l’età pensionabile, oggi fissata a 67 anni. L’obiettivo è trattenere nel mercato professionisti esperti in un Paese dove la carenza di manodopera qualificata è aggravata dal calo demografico. Nei prossimi dieci anni, circa 4,8 milioni di lavoratori, pari al 9% della forza lavoro, andranno in pensione.

Secondo la bozza di legge, l’esenzione fiscale dovrebbe “mantenere più a lungo esperienza e conoscenze nelle imprese” e favorire “una crescita dell’occupazione e dell’economia”. I contributi previdenziali resteranno dovuti sia da parte dei lavoratori sia dei datori di lavoro, contribuendo così ad alleggerire la pressione sui sistemi sanitario e pensionistico.

L’iniziativa non è però esente da critiche. Restano esclusi i dipendenti pubblici, gli autonomi, gli artigiani e i lavoratori agricoli, una scelta contestata dall’Istituto Economico Tedesco (IW), secondo cui “non è giustificabile che un tipo di reddito sia esentasse mentre altri no”.

Il governo stima un costo annuo di circa 900 milioni di euro in minori entrate fiscali, ma gli esperti parlano di un impatto quasi doppio. Berlino assicura però che il piano si ripagherà in tre anni, grazie all’aumento del gettito previdenziale e alla crescita economica attesa.

Oltre agli effetti economici, l’esecutivo punta anche a un ritorno sociale: valorizzare il ruolo degli anziani, offrendo a chi lo desidera e gode di buona salute la possibilità di restare attivo e contribuire ancora alla vita produttiva del Paese.

 

A Wall Street cresce la paura dei prestiti deteriorati

Giornata nera per il comparto bancario statunitense. Le azioni delle banche regionali e della banca d’investimento Jefferies hanno subito forti vendite giovedì, travolte dai timori per una possibile ondata di prestiti deteriorati nei bilanci di Wall Street.

Il titolo di Zions Bancorporation ha perso oltre il 13%, mentre Western Alliance Bancorp è arretrata di più del 10%. L’ETF SPDR S&P Regional Banking (KRE), che raccoglie i principali istituti regionali americani, è sceso di oltre il 6%, con quasi tutti i componenti in rosso.

Le vendite si sono innescate dopo una serie di cattive notizie arrivate dal settore del credito, in particolare dopo il fallimento di due società legate all’automotive, che hanno sollevato dubbi sulle pratiche di prestito troppo aggressive e sul grado di esposizione delle banche nel mercato del credito privato, notoriamente opaco.

La miccia è scattata mercoledì sera, quando Zions ha comunicato una perdita significativa legata a prestiti non rimborsati da alcuni clienti. L’istituto ha parlato di un “caso isolato”, ma ha annunciato un’indagine indipendente per chiarire l’accaduto.

Giovedì mattina, anche Western Alliance ha ammesso di essere stata vittima di una frode da parte di un cliente, pur confermando le proprie previsioni finanziarie per il 2025. L’effetto combinato dei due episodi ha però alimentato il panico tra gli investitori.

“È comprensibile che il mercato reagisca con nervosismo — ha spiegato a Cnbc Anthony Elian, analista di JPMorgan, perché quando i problemi di credito si moltiplicano in breve tempo, anche se limitati, gli investitori preferiscono vendere subito e porsi domande dopo.”

Le tensioni si sono aggravate con il fallimento di First Brands, produttore di componenti auto dell’Ohio, e di Tricolor Holdings, società specializzata nel credito al consumo. First Brands ha annunciato le dimissioni del fondatore Patrick James ed è ora oggetto di un’indagine del Dipartimento di Giustizia.

Jefferies, che risulta esposta per oltre 700 milioni di dollari tramite i propri hedge fund, ha visto il titolo crollare di oltre il 10% nella sola giornata di giovedì e di più del 25% da inizio ottobre, il peggior mese dal marzo 2020. Anche UBS avrebbe un’esposizione di circa 500 milioni di dollari verso la stessa società.

Il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, ha paragonato la situazione a quella di un’infestazione: “Quando vedi uno scarafaggio, è probabile che ce ne siano altri.” Un’osservazione che fotografa il clima di sospetto tra gli operatori finanziari.

Secondo Mike Mayo di Wells Fargo, la qualità del credito bancario resta nel complesso solida, ma i casi recenti dimostrano quanto “sottile” sia la linea tra normalità e crisi in un contesto economico incerto.

Il problema, spiega Peter Corey di Pave Finance, è che il mercato del credito privato resta poco trasparente: “Basta un segnale d’allarme per scatenare un’ondata di paura, anche senza prove di un rischio sistemico.”

Il comparto bancario regionale, già provato dal crollo della Silicon Valley Bank nel 2023, torna dunque sotto i riflettori. Gli investitori temono che una nuova catena di insolvenze possa minare la fiducia nel sistema.

Effetto domino su Wall Street. Le preoccupazioni hanno travolto anche i gestori di fondi alternativi: Blue Owl Capital ha perso oltre il 7%, Ares Management e Blackstone rispettivamente il 6% e il 3%, mentre Apollo Global Management è scesa del 5% e Carlyle Group del 4%.

Le grandi banche, come JPMorgan e Bank of America, hanno limitato le perdite al 2-3%, ma il tonfo dei titoli regionali ha comunque pesato sull’intero mercato: l’indice S&P 500 ha chiuso in ribasso.

“Oggi il rischio sembra ancora circoscritto,” ha concluso Timothy Coffey di Janney Montgomery Scott. “Ma se il credito privato dovesse rivelare crepe più profonde, la questione potrebbe diventare sistemica.”

 

Foto Credits: Foto di jorono da Pixabay

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