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19/06/2026

La Svizzera vota contro la “Brexit svizzera”, la Corea del Nord sorpresa economica mondiale e la svolta crypto del Wyoming

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La Svizzera, il Paese che ha detto no al tetto demografico, la Corea del Nord e l’inatteso boom economico di Kim, Il Wyoming entra nella “rete della Fed”.

 

Gli elettori svizzeri respingono la proposta di limitare la popolazione a 10 milioni

Gli elettori svizzeri hanno respinto in referendum la proposta dell’estrema destra di fissare un tetto di 10 milioni di abitanti entro il 2050, in quella che era stata definita da molti osservatori una possibile «Brexit svizzera». Secondo i risultati ufficiali, il 54,79% dei votanti si è espresso contro l’iniziativa promossa dal Partito Popolare Svizzero (SVP), mentre il 45,21% si è detto favorevole. L’affluenza si è attestata al 58,86%.

La proposta avrebbe imposto al governo di limitare la crescita demografica, introducendo severe restrizioni al ricongiungimento familiare, ai permessi di soggiorno e all’asilo qualora la popolazione avesse raggiunto i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050. Inoltre, in caso di superamento della soglia dei 10 milioni, Berna sarebbe stata obbligata a recedere dall’accordo sulla libera circolazione con l’Unione europea, rinunciando di fatto all’accesso al mercato unico.

L’SVP sosteneva che l’aumento della popolazione stesse mettendo sotto pressione infrastrutture, mercato immobiliare, servizi sociali e risorse naturali. Tuttavia, il governo federale, i principali partiti e le associazioni imprenditoriali si erano schierati contro l’iniziativa, giudicandola un rischio per la stabilità economica e per le relazioni con Bruxelles.

Come ricorda The Guardian, la popolazione svizzera è cresciuta del 23% dal 2002, anno dell’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione con l’UE, mentre il prodotto economico del Paese è aumentato di circa il 24%. Secondo i dati ufficiali, il 27% dei residenti in Svizzera non possiede la cittadinanza svizzera.

Il WSJ: «La Corea del Nord è la più sorprendente storia di successo economico del mondo»

Secondo il Wall Street Journal, la Corea del Nord sarebbe oggi «la più sorprendente storia di successo economico del mondo». Un’affermazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile per uno dei Paesi più isolati e sanzionati del pianeta. Eppure, secondo il quotidiano americano, il regime di Kim Jong-un sta vivendo la sua fase di maggiore prosperità dall’inizio del suo governo, grazie soprattutto alle forniture militari alla Russia impegnata nella guerra in Ucraina e al rafforzamento dei legami economici con la Cina.

Il WSJ stima che Pyongyang abbia ottenuto oltre 10 miliardi di dollari attraverso la vendita di munizioni e l’invio di truppe a sostegno di Mosca. Parallelamente, Pechino ha aumentato commercio, investimenti e cooperazione tecnologica con il Paese, contribuendo ad aggirare parte delle sanzioni internazionali.

I segnali della ripresa sarebbero visibili soprattutto nella capitale Pyongyang: app per chiamare i taxi simili a Uber, pagamenti tramite QR code, veicoli elettrici cinesi, nuovi complessi residenziali, ristoranti e servizi digitali. Anche le immagini satellitari mostrano un aumento dell’illuminazione notturna e dell’attività industriale.

Secondo Reuters e analisti sudcoreani, l‘economia nordcoreana sarebbe cresciuta del 3,7% nel 2024, un dato significativo per un Paese che per anni è stato in recessione. Tuttavia, la crescita resta fortemente concentrata nelle aree urbane e nelle élite del regime: quasi metà dei 26 milioni di abitanti continua a soffrire di malnutrizione e le condizioni di vita nelle campagne rimangono molto difficili.

Per il Wall Street Journal, la nuova solidità economica di Pyongyang riduce anche la leva negoziale dell’Occidente: Kim Jong-un appare oggi meno isolato, più ricco e sostenuto da due partner strategici come Russia e Cina.

 

Wyoming: la svolta crypto nel cuore del sistema finanziario Usa

Negli ultimi giorni lo Stato americano del Wyoming è finito al centro dell’attenzione per una decisione che avvicina il mondo delle criptovalute al sistema bancario tradizionale.

In pratica, l’exchange di criptovalute Kraken ha ottenuto il via libera per accedere direttamente al sistema di pagamenti della Federal Reserve, cioè la banca centrale degli Stati Uniti. Questo sistema, chiamato Fedwire, è quello usato dalle banche per trasferire denaro in modo sicuro e immediato tra loro.

Tradotto in modo semplice: una piattaforma nata per scambiare criptovalute potrà ora muovere dollari “veri” passando dallo stesso circuito usato dalle banche tradizionali. È un passaggio importante perché riduce la distanza tra finanza digitale e sistema bancario classico.

La mossa è legata anche al ruolo del Wyoming, uno Stato americano che negli ultimi anni ha costruito leggi molto favorevoli alle criptovalute e alle tecnologie blockchain, diventando una sorta di “laboratorio” della finanza digitale negli Stati Uniti.

Secondo il Financial Times, si tratta di uno dei segnali più chiari di integrazione tra il mondo delle criptovalute e quello della finanza ufficiale negli Stati Uniti.

Non mancano però le critiche: alcune banche temono che questa apertura possa aumentare i rischi per il sistema finanziario, perché le aziende crypto sono spesso più esposte a volatilità e meno regolamentate rispetto agli istituti tradizionali.

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