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10/10/2025

L’hangover dell’Australia dopo la Cina, il cripto-bottino degli hacker nordcoreani e i ricavi fragili della Golden Week cinese

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Questa settimana partiamo dall’Australia che dopo il boom cinese, cerca nuove leve di crescita. La Corea del Nord ruba 2 miliardi in crypto e la Golden Week in Cina cresce ma con prezzi in calo.

L’Australia dopo la Cina: alla ricerca di un nuovo motore di crescita

Per oltre un decennio l’Australia ha cavalcato l’onda della crescita cinese. Navi cariche di ferro e carbone partivano quotidianamente dai suoi porti, alimentando la domanda di Pechino e garantendo a Canberra entrate record, salari in crescita e bilanci pubblici in attivo. Ma quella stagione d’oro si è chiusa. L’economia cinese rallenta, i prezzi delle materie prime scendono e il Paese appare ora come un pugile stordito, scrive The Economist.

Dopo la netta vittoria elettorale di maggio, il governo laburista guidato da Anthony Albanese ha il mandato politico per agire. Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha indicato come priorità la produttività, crollata negli ultimi anni: tra il 2019 e il 2024 l’Australia è finita al penultimo posto tra i Paesi OCSE, davanti solo al Messico. Dal 2021 il reddito disponibile è in calo più che in qualunque altra economia avanzata, complice la debole crescita salariale e un sistema fiscale non indicizzato all’inflazione.

I giovani temono un futuro più difficile dei loro genitori: prezzi delle case fuori controllo, salari stagnanti e il peso crescente di spese pubbliche per la transizione verde e l’invecchiamento demografico. Le imprese, dal canto loro, lamentano un’imposizione tra le più alte del mondo industrializzato e una giungla di regole statali e federali che ostacola gli investimenti.

Il governo ha avviato un confronto con imprenditori, sindacati e società civile per disegnare un nuovo modello di crescita. Tra i nodi più controversi c’è la riforma fiscale: il sistema, spiegano gli economisti, favorisce gli anziani e penalizza i lavoratori più giovani. Si discute di ridurre gli sconti sulle plusvalenze immobiliari, rivedere i trust familiari e limitare i vantaggi fiscali sui grandi fondi pensione.

A pesare è anche l’emergenza abitativa. L’Australia dispone di meno case per abitante rispetto ad altri Paesi ricchi: gli affitti assorbono un terzo del reddito medio e i mutui metà. Intervenire, però, è difficile: gran parte della ricchezza nazionale è legata al valore delle abitazioni, e toccare il mattone significa sfidare milioni di elettori.

Eppure la storia australiana mostra che le svolte radicali sono possibili. Negli anni ’80 e ’90 il Paese liberalizzò il cambio, aprì il commercio e rese obbligatoria la previdenza privata, gettando le basi della prosperità successiva. Oggi, dopo anni di prudenza e riforme mancate, deve ritrovare quello slancio.

Come osserva Danielle Wood della Productivity Commission, non esiste una singola misura capace di rilanciare la produttività: serviranno decine di piccoli interventi, regole più semplici, autorizzazioni più rapide. “Meno Oppenheimer e più Everything Everywhere All At Once”, ha detto in un recente discorso. L’Australia non potrà più contare sui carichi di minerale diretti in Cina: la sua crescita dipenderà dalla capacità di rimuovere, con tenacia, gli ostacoli che frenano il suo potenziale.

 

Hacker nordcoreani, un bottino da 2 miliardi in criptovalute nel 2025

La Corea del Nord ha stabilito un nuovo record: oltre 2 miliardi di dollari in criptovalute rubati dall’inizio dell’anno. A denunciarlo è la società di analisi blockchain Elliptic, secondo cui gli hacker legati al regime hanno preso di mira soprattutto singoli investitori ad alto patrimonio, più vulnerabili rispetto alle aziende del settore.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, i proventi di questi furti rappresentano circa il 13% del prodotto interno lordo nordcoreano, segno di quanto l’economia di Pyongyang dipenda ormai dalle attività informatiche illecite.

Per anni gruppi come il Lazarus Group, spiega BBC, si sono concentrati su attacchi a piattaforme di scambio di criptovalute. Ora la strategia si è spostata verso i cosiddetti crypto whales, i grandi detentori di asset digitali, spesso privi delle sofisticate difese informatiche impiegate dalle società finanziarie.

Le agenzie di intelligence occidentali ritengono che i fondi sottratti vengano utilizzati per finanziare i programmi missilistici e nucleari del Paese, aggirando così le sanzioni internazionali.

“Gli attacchi ai privati sono più difficili da individuare e spesso non vengono denunciati,” spiega alla BBC Tom Robinson, capo scienziato di Elliptic. “Il valore reale dei furti nordcoreani potrebbe quindi essere molto più alto. Attribuire con certezza un attacco al regime resta un esercizio complesso, ma gli schemi e le tecniche sono sempre più riconoscibili.”

Nel 2025 i ricercatori hanno collegato a Pyongyang oltre 30 episodi di hacking. Il più grave, a febbraio, ha colpito l’exchange ByBit, con un bottino di 1,4 miliardi di dollari. A luglio, un attacco alla piattaforma WOO X ha portato al furto di 14 milioni da nove utenti, mentre il caso di Seedify ha visto sparire altri 1,2 milioni. In un episodio isolato, un singolo investitore ha perso 100 milioni.

Elliptic stima che il valore complessivo delle criptovalute rubate dalla Corea del Nord negli ultimi anni superi ormai i 6 miliardi di dollari. Considerando che l’ONU valuta il PIL del Paese in circa 15 miliardi nel 2024, la portata dell’impatto economico appare enorme.

Il regime, che nega qualsiasi coinvolgimento, non ha risposto alle richieste di commento. Tuttavia, gli analisti notano un’evoluzione nelle strategie di Pyongyang: oltre all’hacking, il Paese avrebbe creato una rete globale di falsi lavoratori IT, incaricati di fornire servizi tecnologici sotto falsa identità per generare valuta estera e aggirare le sanzioni.

L’attività di quest’anno supera ampiamente il precedente record del 2022, quando al regime furono attribuiti furti per 1,35 miliardi di dollari.

Per Robinson e gli esperti del settore, la minaccia è destinata a crescere. “Le criptovalute restano un canale ideale per i regimi sanzionati,” avverte. “E finché il denaro digitale sarà difficile da tracciare fino in fondo, la Corea del Nord continuerà a sfruttarlo per finanziare la propria sopravvivenza.”

 

Cina, il boom turistico della Golden Week nasconde una feroce guerra dei prezzi

Il boom dei viaggi registrato in Cina durante la Golden Week maschera una realtà meno brillante: una guerra dei prezzi che sta mettendo in difficoltà alberghi, ostelli e ristoratori.

Secondo i dati ufficiali diffusi da Pechino riportati da Cnbc, tra l’1 e l’8 ottobre, la settimana di festività più lunga dell’anno, si sono registrati 888 milioni di viaggi interni e ricavi per 809 miliardi di yuan (circa 113,6 miliardi di dollari). Un aumento dell’1,8% e del 7,6% rispetto al 2024, ma in rallentamento rispetto al ponte del Primo Maggio, quando la crescita era stata più sostenuta.

Dietro i numeri da record, però, si nasconde un calo dei margini. La spesa media per turista è ancora inferiore del 3% rispetto ai livelli del 2019, secondo Goldman Sachs. “Questa Golden Week è stata più Golden Weak ( debole) che dorata,” ironizza Mix Shi, fondatore della catena di ostelli PoshPacker a Chengdu.

Nonostante il tutto esaurito, Shi ha dovuto tagliare le tariffe del 60% per competere con hotel che hanno ridotto i prezzi ancora di più. “Troppa offerta, concorrenza folle: i viaggiatori vincono, ma per noi è una batosta,” racconta. A Chengdu e Shanghai, il prezzo medio di un letto in ostello è crollato di oltre il 20%, rispettivamente a 81 e 165 yuan (11 e 23 dollari), secondo HostelWorld.

La pressione sui prezzi è alimentata anche da una domanda più frammentata. Sempre più turisti prenotano all’ultimo momento, spesso a uno o due giorni dalla partenza, approfittando di voli low-cost più economici dei treni ad alta velocità. Secondo le piattaforme Trip.com e Fliggy, i voli nel pieno della settimana costavano in media il 30% in più rispetto ai giorni precedenti o successivi, mentre gli hotel a fine settembre erano più economici del 20%.

Quest’anno la Golden Week è stata più lunga del solito, grazie alla coincidenza con la Festa di Metà Autunno, che ha spinto milioni di famiglie a riunirsi. Ma la spinta si è esaurita presto. “Il vero picco dei ricavi finisce il 6 ottobre,” spiega AJ Wang, albergatore di Qingdao. “Dopo, ho dovuto ridurre i prezzi del 60% per riempire le stanze.”

In città come Guangzhou, i ristoranti hanno registrato volumi record ma margini ridotti. “Abbiamo triplicato le vendite, ma i profitti restano esigui,” afferma Sasa Yau, gestore di un ostello con cucina.

Secondo le stime ufficiali, i viaggi su strada hanno superato i 300 milioni al giorno, segno di un turismo interno vitale ma orientato al risparmio.

“L’energia della Golden Week ha dato un impulso alla domanda interna,” osserva Bruce Pang, economista della CUHK Business School. “Ma la deflazione resta una minaccia: i prezzi di cibo e carburante sono ancora deboli.”

Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo è calato dello 0,4% su base annua, mentre le vendite al dettaglio sono cresciute solo del 3,4%, deludendo le aspettative. I dati di ottobre diranno se il turismo potrà davvero trasformarsi nel motore della ripresa cinese o se, dietro l’apparente vitalità, la seconda economia mondiale stia vivendo una “ripartenza senza profitto”.

 

Foto Credits: Cgtn

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