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04/07/2025

L’indipendenza della California, Hong Kong polo mondiale per le IPO e i sandali indiani “dello scandalo” di Prada

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Indipendenza della California, il sostegno raggiunge il massimo storico

Il 44% degli adulti californiani voterebbe oggi per lasciare gli Stati Uniti e trasformare lo Stato in una nazione indipendente. A riportarlo è Newsweek, citando un sondaggio commissionato dall’Independent California Institute (ICI), che definisce questo dato “il più alto mai registrato” a favore della secessione. La rilevazione è stata condotta da YouGov tra l’11 e il 23 giugno su un campione di 500 persone, con un margine di errore del 5,7%. A opporsi all’idea resta il 54% degli intervistati, ma secondo il direttore esecutivo dell’ICI, Coyote Marin, il risultato rappresenta comunque una svolta, superando il precedente record del 42% risalente al 2021. Il contesto politico è incandescente: a giugno il presidente Donald Trump ha inviato 4.000 militari della Guardia Nazionale e 700 marines a Los Angeles per reprimere proteste violente contro l’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Un’iniziativa adottata contro la volontà del governatore democratico Gavin Newsom, che ha aperto una battaglia legale con la Casa Bianca. Secondo il sondaggio riportato da Newsweek, la fiducia dei californiani nello Stato di Sacramento supera quella verso Washington D.C.: il 50% afferma di fidarsi più del governo statale, contro il 23% che preferisce quello federale. Lo scorso gennaio i numeri erano rispettivamente 34% e 18%. L’indagine mostra anche un crescente desiderio di autonomia: il 72% vorrebbe che la polizia statale arrestasse gli agenti federali che abusano del loro potere, mentre l’80% auspica controlli di frontiera più severi, come quelli di uno Stato sovrano. Infine, il 74% si dice favorevole a un percorso verso una cittadinanza californiana per i residenti di lungo periodo non cittadini americani, e il 71% sostiene la possibilità di ottenere uno “status autonomo speciale” all’interno degli USA. Anche se non esistono oggi proposte concrete di secessione, per Newsweek questi dati potrebbero rafforzare la posizione negoziale del governatore Newsom verso Washington.

 

Hong Kong diventa il nuovo polo mondiale per le IPO: boom record nel primo semestre 2025

Secondo quanto riportato da CNBC, il mercato delle IPO di Hong Kong sta vivendo un vero e proprio boom, con volumi di nuove quotazioni aumentati di circa otto volte rispetto allo scorso anno, arrivando a 14 miliardi di dollari nella prima metà del 2025. Dopo anni di attività sottotono, segnati da incertezze economiche e post-pandemia, la città si conferma protagonista nel panorama globale delle raccolte di capitale, sorpassando già Nasdaq e New York Stock Exchange in termini di valore raccolto.

La spinta arriva soprattutto dalle società cinesi che, dopo essere state quotate nei mercati continentali, cercano in massa una seconda quotazione a Hong Kong. Tra queste spicca Contemporary Amperex Technology (CATL), gigante cinese delle batterie, che a maggio ha concluso la più grande IPO secondaria al mondo nel 2025, raccogliendo oltre 5 miliardi di dollari.

Secondo i dati di Dealogic, si prevede che entro fine anno le IPO a Hong Kong potrebbero superare quota 100, con una raccolta complessiva superiore a 25,5 miliardi di dollari, un risultato trainato anche dalla creazione di canali dedicati alle aziende tecnologiche e biotech da parte delle autorità locali.

Il boom è alimentato da diversi fattori convergenti: il sostegno normativo di Pechino, che ha semplificato e accelerato il processo di quotazione offshore per le imprese cinesi, il rallentamento delle nuove emissioni sulle borse continentali A-share e la crescente liquidità degli investitori cinesi che, spaventati dalle incertezze e dai potenziali delisting dai mercati statunitensi, preferiscono Hong Kong come piazza più sicura e accessibile per le raccolte di capitale.

L’indice Hang Seng ha guadagnato finora circa il 21% nel 2025, riflettendo un rinnovato ottimismo verso l’economia cinese, sostenuto anche dall’annuncio di possibili nuovi stimoli fiscali da parte delle autorità di Pechino. Inoltre, la posizione strategica di Hong Kong, unita alla maggiore convertibilità del dollaro locale rispetto allo yuan, rende la città il porto ideale per finanziare strategie di espansione globale.

“Il boom delle IPO è sicuramente trainato dalle doppie quotazioni, con le società che usano i capitali raccolti per finanziare la loro internazionalizzazione”, commenta Steven Sun, responsabile strategia azionaria Cina di HSBC, citato da CNBC. “In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e incertezze nei mercati Usa, Hong Kong rappresenta una ‘polizza assicurativa’ fondamentale per le imprese cinesi.”

Tra i settori in maggiore ascesa figurano tecnologia, intelligenza artificiale, energie rinnovabili e biotech, ambiti che stanno trovando a Hong Kong un terreno fertile per la crescita e la raccolta fondi.

In conclusione, Hong Kong si conferma come la nuova piazza globale più dinamica per le IPO, destinata a giocare un ruolo centrale nei prossimi mesi nel finanziamento delle imprese cinesi e nella ridefinizione degli equilibri dei mercati azionari internazionali.

 

Prada riconosce le origini indiane dei suoi sandali dopo le accuse di appropriazione culturale

Dopo le polemiche scoppiate in India, Prada ha ammesso che il design della sua nuova linea di sandali trae ispirazione dalla tradizione artigianale indiana. I modelli, presentati alla Settimana della Moda Uomo di Milano, presentano una trama intrecciata a punta aperta che ricorda da vicino i Kolhapuri, calzature in pelle tipiche del Maharashtra e del Karnataka. La casa di moda italiana aveva inizialmente descritto i sandali come semplici “calzature in pelle”, senza citare le origini culturali del design, suscitando indignazione e accuse di appropriazione culturale. Di fronte alle critiche, Prada ha dichiarato alla BBC di riconoscere l’ispirazione indiana e di essere in contatto con la Camera di Commercio del Maharashtra. “Abbiamo sempre celebrato l’artigianato e il patrimonio culturale”, ha affermato un portavoce, mentre Lorenzo Bertelli, responsabile CSR, ha aperto a un dialogo diretto con gli artigiani locali.

I sandali Kolhapuri, risalenti al XII secolo, sono noti per la loro robustezza e sono stati riconosciuti con l’Indicazione Geografica nel 2019. Gli artigiani di Kolhapur si sono detti feriti dal mancato riconoscimento del loro lavoro. “Non si può approfittare del lavoro altrui”, ha commentato Prabha Satpute alla BBC Marathi. Non è il primo caso: a Cannes 2025 Gucci ha definito un sari “abito”, e un trend TikTok ha ribattezzato il dupatta “sciarpa scandinava”. Ma per qualcuno, come l’imprenditore Dileep More, resta un motivo d’orgoglio: “Almeno oggi il mondo parla di noi”.

 

Foto Credits : BBC

 

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