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23/05/2025

L’Indonesia rallenta la crescita, la Borsa superstar polacca ignorata in Europa e il “miracolo mauriziano” in affanno

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Questa settimana partiamo dall’Indonesia, dove l’economia segna la crescita più bassa dal 2021. In Polonia, la Borsa sorprende tutti con un rally da record, spinta da riforme e riarmo. Intanto a Mauritius, il modello africano perde smalto tra crisi del turismo, debito in crescita e fuga di capitali.

Indonesia, l’economia rallenta: primi sei mesi difficili per Prabowo

Il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha dato a se stesso un 6 su 10 per i primi sei mesi di mandato. Un’autovalutazione onesta, considerando che la sua politica economica finora ha prodotto più dubbi che risultati. Nonostante misure ambiziose come il lancio di un costoso programma di pasti scolastici, l’aumento degli stipendi degli insegnanti, uno stimolo fiscale e la creazione di un fondo sovrano, l’economia del Paese arranca. La crescita del primo trimestre è stata la più debole dal 2021, mentre il clima di fiducia tra consumatori e imprese si è deteriorato.

Come riporta The Economist, il tradizionale boom dei consumi durante le festività di Eid al-Fitr si è rivelato un flop: i viaggiatori sono diminuiti del 24% rispetto al 2024. Le vendite di auto e moto sono calate del 3% e la fiducia dei consumatori è in netto calo da dicembre. Tutto questo prima ancora che entrino in vigore i dazi americani del 32% sulle esportazioni indonesiane, decisi da Donald Trump.

I mercati hanno reagito male. Da ottobre, la Borsa ha perso oltre il 10% e la rupia si è deprezzata del 7%, toccando ad aprile il minimo storico. Gli investitori temono un allentamento della disciplina fiscale che aveva garantito all’Indonesia una buona reputazione creditizia. Il governo prevede un deficit al 2,5% del PIL, ma le nuove promesse di spesa — tra cui altri 6 miliardi di dollari per i pasti scolastici — rischiano di far saltare i conti.

Per finanziare il tutto, Prabowo ha tagliato del 70% i fondi al ministero delle Infrastrutture e lanciato una riforma fiscale, affidandosi a una nuova piattaforma digitale, Coretax. Ma il sistema ha avuto un avvio disastroso: nei primi due mesi dell’anno le entrate fiscali sono crollate del 30%, causando un inaspettato deficit.

Intanto il fondo sovrano Danantara ha preso in gestione asset pubblici per 900 miliardi di dollari, togliendo dividendi al bilancio statale. Anche il programma pasti, nato per combattere la malnutrizione, è finito sotto accusa: decine di bambini sono stati ricoverati per cibo avariato, e gli osservatori anticorruzione chiedono di fermarlo.

Come se non bastasse, incombono i dazi USA. L’Indonesia è meno esposta di altri Paesi del Sud-Est asiatico, ma le tensioni commerciali pesano. E se da un lato Prabowo difende politiche protezionistiche, dall’altro inizia ad ammettere che i vincoli sul contenuto locale potrebbero dover diventare “più realistici”. Un segnale che la pressione esterna potrebbe spingerlo verso riforme più favorevoli agli investimenti. Solo allora, forse, potrà alzare il proprio voto.

 

Polonia, la superstar ignorata delle Borse europee

Mentre le Borse europee vivono una delle stagioni migliori degli ultimi anni, con lo Stoxx 600 in crescita di circa il 16% da inizio 2025, un protagonista inaspettato sta battendo tutti: la Polonia. L’indice WIG di Varsavia è salito di oltre il 40% in dollari dall’inizio dell’anno, triplicando il proprio valore rispetto ai minimi del 2022. Un rally sorprendente, ma ancora poco raccontato.

Il paragone che circola tra gli investitori è chiaro: “La Polonia è la nuova Germania”, dice Peter Bosek, CEO della banca austriaca Erste Group, impegnata nell’acquisto di Santander Bank Polska. Negli ultimi vent’anni, la Polonia ha completato una trasformazione economica spettacolare. Secondo il FMI, nel 2025 il suo PIL pro capite (a parità di potere d’acquisto) supererà quello del Giappone, avvicinandosi all’85% della media UE. Eppure, fino a poco tempo fa, il mercato azionario polacco era trascurato dagli investitori internazionali.

Il cambio di passo è arrivato con la svolta politica del 2023: la fine del governo nazionalista del PiS e l’arrivo della coalizione europeista guidata da Donald Tusk ha restituito credibilità ai mercati. Il nuovo esecutivo ha sbloccato 21 miliardi di euro di fondi UE, congelati per le violazioni dello stato di diritto, e riportato stabilità nella governance economica.

Ma c’è di più. Varsavia ha avviato un maxi piano di riarmo: nel 2025 spenderà il 4,7% del PIL in difesa, più di ogni altro Paese NATO. Una spinta alla domanda interna, che si traduce anche in investimenti in produzione e manutenzione nazionale. Intanto, la ripresa attesa in Germania — primo partner commerciale — promette ulteriori benefici per l’export polacco.

Il mercato rimane piccolo (520 miliardi di dollari di capitalizzazione), ma con valutazioni ancora basse: i titoli scambiano a 10 volte gli utili attesi, contro le 15 dell’Europa e le 22 degli Stati Uniti. Per ora la Borsa di Varsavia resta sotto i radar. Ma forse non lo sarà ancora per molto.

 

Mauritius, fine del sogno? L’isola-modello rischia il declino

Per decenni è stata un esempio di successo africano: economia diversificata, istituzioni stabili, apertura al mondo. Ma oggi Mauritius, paradiso tropicale e finanziario nell’Oceano Indiano, sta perdendo smalto. Dopo anni di crescita solida e trasformazioni profonde, il “miracolo mauriziano” appare in affanno, tra debito pubblico in aumento, crisi del turismo e perdita di competitività.

Nel nord dell’isola, dove un tempo si estendevano le piantagioni di canna da zucchero, oggi sorge il Mont Choisy Golf & Beach Estate, rifugio per pensionati francesi e sudafricani. È l’immagine della metamorfosi dell’isola da ex colonia povera e agricola a hub di finanza, turismo e investimenti immobiliari di lusso. Il settore immobiliare rappresenta l’80% degli investimenti esteri, attratti anche dalla possibilità di ottenere la residenza acquistando una villa.

Eppure, l’aria è cambiata. Alle elezioni di novembre è tornato al potere Navin Ramgoolam, per la terza volta premier, promettendo di salvare le finanze pubbliche e la reputazione dell’isola come piazza finanziaria, minacciata dal rischio di un declassamento del rating sovrano. Il predecessore, Pravind Jugnauth, ha lasciato in eredità un deficit previsto al 6,6% del PIL e un debito al 90%. In campagna elettorale aveva persino bloccato i social media dopo la diffusione di audio compromettenti. A febbraio è stato incriminato per riciclaggio (accuse che respinge).

Sul fronte economico, il quadro è complicato. Il turismo, che vale un quinto dell’occupazione, non ha recuperato i livelli pre-pandemia, e i visitatori spendono meno. Le esportazioni di zucchero sono in calo da anni, quelle tessili si sono spostate verso Paesi più economici come il Madagascar. Anche il ruolo di hub finanziario è in bilico dopo la revisione del trattato fiscale con l’India, che ha ridotto l’afflusso di capitali.

E poi c’è il fattore demografico: Mauritius invecchia. L’età mediana è 38 anni (contro i 20 della media africana), e l’ONU prevede un calo della popolazione entro il 2050.

Non tutto, però, è perduto. L’isola resta strategicamente posizionata tra Africa e Asia, vanta un sistema legale affidabile e una burocrazia efficiente. “Dobbiamo reinventarci”, dice il viceministro delle Finanze, Dhaneshwar Damry. L’obiettivo? Attrarre fintech, grandi fondi e family office. Ma come osserva il governatore della banca centrale, Rama Sithanen: “Mauritius è come il Queen’s Park Rangers. Brilla nei campionati minori, ma fatica a entrare nell’élite”.

 

Foto Credits:Foto di Karolina Grabowska da Pixabay

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