Questa settimana partiamo dal Tagikistan, dove banche locali aiutano i russi a aggirare il blocco SWIFT; in Etiopia la liberalizzazione si complica; la Cina punta sui parchi a tema per rilanciare i consumi.
Come le banche del Tagikistan aiutano i cittadini russi ad aggirare il blocco SWIFT
Secondo un’inchiesta del media statunitense The Diplomat basata su un’indagine condotta dal sito indipendente russo The Bell, nonostante le sanzioni internazionali, i cittadini russi continuano a inviare denaro verso conti bancari europei grazie a una rete di banche dell’Asia Centrale, in particolare del Tagikistan.
Al centro del meccanismo c’è Sberbank, la più grande banca russa, esclusa dal sistema SWIFT dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e oggetto di sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea. Secondo The Bell, l’istituto consente ancora oggi ai propri clienti di trasferire fondi in Europa attraverso la sua app, utilizzando carte collegate a neobanche europee come Revolut e N26. In pratica, i fondi passano attraverso banche del Tagikistan o dell’Uzbekistan, così da mascherare la vera origine del denaro. Chi riceve il bonifico, infatti, non vede Sberbank come banca d’origine, ma il nome di un intermediario centroasiatico, con Dushanbe o Tashkent come località di partenza.
Le autorità russe e tagike hanno favorito negli ultimi anni una maggiore integrazione tra i rispettivi sistemi bancari, eliminando intermediari internazionali come SWIFT o circuiti privati come Zolotaya Korona. Solo nel 2023, le rimesse dalla Russia al Tagikistan hanno superato i 5,7 miliardi di dollari, la gran parte trasferita tramite canali diretti, invisibili alla supervisione occidentale.
Nel frattempo, le banche tagike restano collegate a SWIFT e Visa Direct, il sistema di trasferimento istantaneo basato su credenziali di carta. Su 16 banche e 25 istituzioni di microcredito operative in Tagikistan, 11 banche e 3 MCDO hanno accesso a Visa Direct e possono quindi agire da ponte tra fondi russi e conti europei.
Il traffico è alimentato anche da una fiorente rete di servizi paralleli: online si trovano decine di inserzioni che, per circa 215 dollari, offrono ai cittadini russi carte Visa collegate a istituzioni tagike, spedite in pochi giorni. Alcuni annunci avvertono che i nomi delle società non vengono rivelati per evitare che Visa e Mastercard blocchino i canali.
Nomi ricorrenti tra gli intermediari sono Dushanbe City Bank, IBT, e alcune banche del Kirghizistan, come Bakay Bank e MBank. La prima è legata al gruppo Avesto, vicino alla famiglia presidenziale del Tagikistan.
Secondo un esperto del sistema bancario locale, citato da The Diplomat in forma anonima per motivi di sicurezza, “se Revolut venisse a conoscenza dello schema e lo segnalasse a Visa, la banca intermediaria in Tagikistan verrebbe identificata rapidamente. Le violazioni sono gravi”.
Il rischio per gli istituti centroasiatici è elevato: fornire supporto a banche russe sanzionate equivale a violare le norme internazionali antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo. Una simile accusa ha già portato, nel gennaio 2025, il Dipartimento del Tesoro USA a sanzionare una banca kirghisa coinvolta in operazioni simili.
Revolut e N26, interpellate da The Bell, hanno confermato di adottare politiche rigorose per il rispetto delle sanzioni e hanno avvertito che eventuali abusi rappresenterebbero una violazione dei termini di servizio.
Etiopia, la promessa mancata della liberalizzazione
Addis Abeba cambia volto: grattacieli, piste ciclabili, parchi. Dove prima sorgevano quartieri storici oggi si costruisce la “nuova” capitale voluta dal premier Abiy Ahmed. Ma non è solo l’urbanistica a essere rivoluzionata: dopo decenni di economia centralizzata, l’Etiopia ha avviato un processo di liberalizzazione che ricorda quello intrapreso dai Paesi dell’Est dopo il crollo dell’URSS, si legge su The Economist.
Un anno fa il governo ha lasciato fluttuare la valuta nazionale, il birr, ed è entrato in un programma da 3,4 miliardi di dollari con il FMI. Ha aperto al capitale estero settori finora off-limits, come banche e commercio, ha inaugurato la Borsa e ha approvato una legge che consente agli stranieri di acquistare immobili.
Secondo i dati ufficiali, l’economia ha risposto bene: l’inflazione è scesa dal 23% al 14%, il deficit fiscale si è ridotto, l’export di caffè e oro è cresciuto. Il FMI stima un PIL in aumento del 7,2% nell’ultimo anno. Ma la fotografia potrebbe essere ottimistica: il Fondo denuncia la scarsa qualità dei dati statistici, mentre la Banca Mondiale non è riuscita a stimare il reddito nazionale per l’anno in corso.
Intanto, l’austerità colpisce i più fragili. I sussidi a famiglie povere sono stati tagliati di un terzo, milioni di bambini restano fuori dalla scuola, i medici hanno scioperato un mese per il crollo dei salari reali. Nonostante questo, Abiy spende miliardi in progetti faraonici, come un nuovo palazzo presidenziale.
La liberalizzazione doveva attrarre investitori. Ma l’IPO dell’operatore statale Ethiotelecom ha venduto solo l’11% delle azioni offerte, e gli IDE restano deboli: il FMI li stima al 3,2% del PIL, contro il 5% del 2017. Gli operatori denunciano che le imprese statali godono ancora di privilegi e che il Paese resta un “labirinto autorizzativo”: tutto ciò che non è espressamente permesso, è proibito.
Anche la corruzione è in aumento. Nel 2023 due etiopi su tre l’hanno percepita in crescita. I pagamenti illeciti sono diventati la norma per ottenere documenti, pagare le tasse, accedere a servizi. «Più sali nella gerarchia, più devi pagare», racconta un imprenditore straniero.
Ma il vero ostacolo resta l’instabilità: le regioni di Oromia e Amhara sono lacerate da conflitti interni, le tensioni con l’Eritrea aumentano, mentre il governo investe in armamenti. Riforme economiche e stabilità politica non viaggiano di pari passo. E l’Etiopia rischia di somigliare più alla Russia post-sovietica che alla Polonia, come Abiy sognava.
La Cina punta sui parchi a tema per rilanciare i consumi interni
Il primo parco a tema Legoland in Cina ha aperto i battenti a Shanghai all’inizio di luglio, attirando migliaia di visitatori e segnando un nuovo capitolo nella strategia di Pechino per rafforzare i consumi e il turismo domestico. Con un investimento da 550 milioni di dollari, Legoland Shanghai è il più grande parco gestito dalla britannica Merlin Entertainments e punta a conquistare le famiglie cinesi con 75 attrazioni, hotel tematici e strutture costruite con milioni di mattoncini colorati.
La Cina scommette su grandi attrazioni per rilanciare la seconda economia mondiale, oggi frenata da una domanda interna debole. L’apertura di parchi a marchio internazionale, come Lego, e prossimamente Harry Potter della Warner e Peppa Pig di Hasbro, è parte di un piano più ampio per attirare sia turisti stranieri sia una popolazione interna tradizionalmente prudente nella spesa.
Dietro le quinte, le amministrazioni locali giocano un ruolo chiave: nel caso di Legoland, la collaborazione tra Merlin, la casa madre di Lego e il governo municipale è durata anni. Il sostegno pubblico si è concretizzato anche con nuove infrastrutture stradali e di trasporto, oltre a incentivi fiscali e campagne di sussidi, tra cui 570 milioni di yuan in voucher per stimolare il turismo interno.
Il turismo e l’intrattenimento sono stati inseriti tra i settori prioritari nell’ultimo piano quinquennale del governo cinese, che prevede la realizzazione di nuovi resort e parchi a tema in tutto il Paese. L’obiettivo è duplice: generare occupazione e attirare capitali, ma anche modernizzare l’immagine della Cina, rendendola più aperta e internazionale.
Nonostante un contesto economico incerto, la popolazione cinese, 1,4 miliardi di persone, rappresenta un bacino di consumo potenziale enorme. Secondo recenti studi, le famiglie continuano a investire in esperienze per i propri figli, anche in un quadro generale di calo dei consumi.
Gli operatori del settore guardano al lungo termine. “Costruire un parco a tema su larga scala richiede quasi un decennio”, osserva Gu Qingyang, economista della National University of Singapore sentito dalla BBC. “È una scommessa sul futuro, in un mercato che resta tra i più promettenti al mondo”.
Foto Credits: South China Morning Post








