Una storia di successo che improvvisamente vacilla. Palantir, una delle società più citate del momento per il suo ruolo nell’intelligenza artificiale, ha pubblicato risultati trimestrali straordinari, superiori a qualsiasi previsione di Wall Street. Eppure, il titolo è crollato bruscamente in Borsa. Lunedì 4 novembre ha perso il 7,94%, il giorno successivo un ulteriore 1,49%, e nella seduta del 6 novembre un altro pesante 6,84%. Un tonfo che ha spiazzato molti investitori e acceso un dibattito sulle reali fondamenta della febbre AI.
Un colosso dei dati e dell’intelligenza artificiale
Fondata nel 2003 e guidata dal carismatico Alex Karp, Palantir è diventata una delle società simbolo della trasformazione digitale nel settore dei dati. Le sue piattaforme, Gotham per il comparto governativo e Foundry per quello commerciale, consentono di analizzare e collegare enormi quantità di informazioni, aiutando governi e imprese a prendere decisioni complesse. Nel terzo trimestre, Palantir ha registrato un utile per azione adjusted (corretto escludendo voci straordinarie) di 21 centesimi, contro i 17 centesimi attesi, e ricavi per 1,18 miliardi di dollari, superando le stime degli analisti (1,09 miliardi secondo il consensus Lseg). La società prevede per il trimestre in corso vendite attorno a 1,33 miliardi di dollari, ben oltre le aspettative di mercato. A trainare la crescita è il settore difesa e sicurezza statunitense, che resta il cuore pulsante del business. I ricavi del comparto US Government sono aumentati del 52% su base annua, toccando 486 milioni di dollari. Palantir collabora da anni con le agenzie federali e militari americane, e di recente ha firmato un contratto con l’esercito statunitense fino a 10 miliardi di dollari.
Utili record e una crescita da capogiro
I numeri parlano chiaro. Nel trimestre, i ricavi complessivi sono aumentati del 63% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando per la seconda volta consecutiva la soglia del miliardo di dollari. L’utile netto è più che triplicato, raggiungendo 475,6 milioni di dollari contro i 143,5 milioni del 2023. Per l’intero anno, la società prevede vendite intorno ai 4,4 miliardi di dollari, oltre i 4,17 miliardi stimati da Wall Street, e un free cash flow compreso tra 1,9 e 2,1 miliardi. Il business commerciale negli Stati Uniti è più che raddoppiato, mentre il valore complessivo dei contratti commerciali firmati ha toccato 1,31 miliardi di dollari, quattro volte rispetto all’anno precedente. Palantir ha inoltre stretto partnership strategiche con Snowflake, Lumen e Nvidia, rafforzando il suo posizionamento nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.
Un rally che spaventa anche chi lo ha cavalcato
Il titolo Palantir aveva corso molto. Da inizio anno fino ai primi di novembre, il valore in Borsa è aumentato di oltre il 170%, portando la capitalizzazione di mercato oltre i 490 miliardi di dollari. Una crescita vertiginosa, che ha attirato l’attenzione degli investitori retail e dei fondi di investimento, ma anche le prime preoccupazioni sulla sostenibilità di tali valutazioni. Il rapporto prezzo/utili (P/E) di Palantir ha raggiunto 666,23, un livello considerato eccessivo anche per gli standard del settore tecnologico. In pratica, gli investitori stanno pagando più di seicento volte gli utili annuali per possedere una quota della società, un multiplo che pochi titoli nella storia hanno mantenuto a lungo. Come sottolinea David Pascucci, market analyst di Xtb, “il problema di Palantir è lo stesso di molti titoli ad altissima capitalizzazione: i fondamentali non giustificano completamente il prezzo. Multipli così elevati spaventano anche i detentori di lungo corso”.
La “scommessa” di Michael Burry e il nervosismo del mercato
A rendere la situazione ancora più incandescente è arrivata la mossa di Michael Burry, l’investitore divenuto celebre grazie al film La grande scommessa per aver previsto la crisi dei mutui del 2008. Secondo i documenti depositati alla Sec, Burry ha acquistato opzioni ribassiste (put) su Palantir e Nvidia per un valore complessivo di oltre 1,1 miliardi di dollari, di cui circa 900 milioni proprio su Palantir. In parole semplici, Burry sta scommettendo sul ribasso del titolo, convinto che le quotazioni abbiano raggiunto livelli troppo elevati rispetto al valore reale dell’azienda. La risposta del CEO Alex Karp non si è fatta attendere. In un’intervista alla Cnbc ha definito Burry “fuori di testa”, accusandolo di voler manipolare il mercato. Ma al di là dello scontro personale, la notizia ha alimentato i timori di una bolla AI.
Una bolla nell’intelligenza artificiale?
Molti analisti vedono nei movimenti di mercato degli ultimi mesi i segnali di un’euforia simile a quella delle dot-com nei primi anni 2000. I titoli legati all’intelligenza artificiale continuano a registrare valutazioni sempre più alte, mentre il debito del settore cresce e un modello di business sostenibile non è ancora chiaro. La stessa Palantir è spesso citata come esempio di società “visionaria”, ma con un prezzo che riflette aspettative quasi perfette. Il rischio, spiegano diversi esperti, è che basti un piccolo rallentamento della crescita per innescare una correzione violenta, come quella vista in questi giorni. Karp, nella lettera agli azionisti, ha ribattuto ai critici affermando che Palantir “ha permesso agli investitori retail di ottenere rendimenti un tempo riservati ai venture capitalist più di successo della Silicon Valley”. Ma lo stesso Ceo ha riconosciuto che “il mercato dell’AI mostra eccessi e alcune società finiranno per pagarne il prezzo”.
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