Attenzione al prossimo caffè al bar: non teniamo la testa china sul telefonino o la bocca serrata rimuginando i nostri pensieri: è davvero cruciale che intraprendiamo una conversazione con il/la barista. Vi chiederete, perché? Tra l’altro, non ci sta neppure particolarmente simpatico/a… E poi siamo al telefono con nostra figlia, o col nostro capo, e quel caffè, manco lo vediamo, lo trangugiamo. Invece, secondo i neuroscienziati, dovremmo guardare con occhi diversi il/la (simpatico/a o meno) barista? Vi anticipo ma forse lo avrete notato anche voi, che c’è un crescente interesse nelle newsroom di tutto il mondo sull’aspetto del nostro benessere, tant’è che gli articoli sul tema e affini, abbondano e si piazzano spesso nella classifica dei più letti. Ve ne riporto alcuni.
Perché l’epidemia di solitudine è così difficile da curare?
– Why is the loneliness epidemic so hard to cure – si chiede il New York Times. La visione fornita dal quotidiano è piuttosto ottimista e un po’ fuori dal coro. Il problema della solitudine è complesso e non si risolverà semplicemente ricreando il passato e i vecchi modi di stare insieme fisicamente. La storia dimostra che ci adattiamo a nuove realtà sociali. Tecnologie moderne come gli smartphone stanno creando forme diverse ma significative di connessione che arricchiscono comunque la nostra vita. La crisi della solitudine c’è, è innegabile, ma potrebbe rappresentare un periodo di transizione verso nuovi modi di stare insieme.
Un’altra testata, Aeon, apprezzata a livello internazionale per la qualità delle sue firme (accademici, filosofi e psicologi) si sofferma sul Sé sempre più bistrattato nell’epoca della iper-efficienza. – Fate attenzione a come trattate il Sé: Consapevolmente o meno, rischiamo di essere costantemente governati dalla domanda: Ciò che sto facendo in questo momento migliora la mia produttività? Invece di viverla, la vita, agiamo come se stessimo costantemente compilando un’altra riga di Curriculum, trasformando il Sé in un Progetto invece che in un Soggetto – scrive Aeon.
Quando l’IA automatizza le relazioni
Time Magazine corre a dar manforte alla discussione sull’eccesso di efficienza. When Ai automates relationship, si intitola il pezzo che, partendo dall’analisi degli innumerevoli rischi dell’ Intelligenza Artificiale, sottolinea una mancanza della narrazione ricorrente. – Come mai ci preoccupiamo solo dei lavori che non ci saranno più e non prestiamo mai attenzione alle condizioni in cui costringiamo a lavorare quelli che il lavoro ce l’hanno? – leggo. Frase semicriptica, senonchè mi viene in aiuto l’esempio. Ecco infatti che tra le righe fa capolino una pediatra, che confida al giornalista la sua disperazione: non riesce mai, la dottoressa in questione, a far parlare e ad ascoltare a fondo i propri pazienti, perché mentre ne riceve uno, ha già la mano sulla porta per far accedere il prossimo. E l’altra mano è impegnata a scrivere e a smaltire la burocrazia elefantiaca e obbligatoria.
Una scena che risulta familiare? La condizione in cui opera un medico italiano non diverge di molto. La crisi di depersonalizzazione è legata al carico di lavoro, di cui, lamenta il Time, non ci occupiamo mai.
La siesta è ancora una cosa seria nel sud dell’Europa
Troviamo un pezzo che spinge verso “il relax” anche sull’Economist: The Siesta is still a serious business in Europe’s South, il quale celebra i benefici della Siesta. – Non chiamarla un pisolino ristoratore – ammonisce – Considerala piuttosto come un momento di recupero, non di pigrizia. Andrebbe mutuata e diffusa nel mondo, questa buona abitudine.–
Come i giovani dovrebbero investire
Anche il tema demografico è dominante sulle testate del globo. Un po’ come se le diverse generazioni si guardassero come dei coinquilini incuriositi dalle abitudini altrui e tentassero di decifrarsi. Partiamo dall’Economist, visto che ci siamo atterrati per la Siesta. La testata non tradisce la propria missione e si dedica agli investimenti della GenZ, in un articolo lettissimo dal titolo: How the Young should invest. C’è una dettagliata analisi delle differenze di prospettive che i mercati offrono oggi rispetto quelle dei loro genitori. In sintesi, la riluttanza per le obbligazioni e la liquidità eccessiva e non investita sono tra le trappole da evitare. Anche perché, chi ben comincia, è a metà dell’opera. – Le esperienze iniziali degli investitori che muovono i primi passi sui mercati – leggo – caratterizzeranno le loro scelte per molti anni, questa la conclusione riportata dell’autorevole testata.–
Le triste ragioni per cui il tasso di criminalità tra gli anziani in Giappone sta aumentando
I giovani sono protagonisti, ma non sono i soli. I riflettori sono puntati, infatti, sulla criminalità degli anziani giapponesi. Si, avete letto bene. Gang di ottuagenari stanno facendo a gara per farsi arrestare. – Sad reason crime rates in the elderly are rising in Japan – recita un titolo. C’è né un altro come No Country for old men ( Non è un Paese per vecchi). Sono piccoli furti, sottrazioni, rapine che alimentano questo nuovo fenomeno: il crimine geriatrico. Le guardie carcerarie si stanno specializzando in origami e puzzle per la stimolazione cognitiva della nuova popolazione di detenuti. Il numero di trasgressori di età superiore ai 65 anni è più che raddoppiato negli ultimi 20 anni. Tra le cause, si citano il sistema di pensioni particolarmente basse e il crescente costo della vita ma anche la solitudine e l’isolamento sociale. Ed ecco che una banda di tre individui che insieme hanno 227 anni, si guadagna i titoli dei giornali per la voglia di aver qualcuno con cui scambiare due parole, seppur in una cella. Insomma, ricercano, in fondo, un po’ di benessere, materiale e psicologico.
L’efficienza è sopravvalutata?
E dunque, mentre immagino le carceri Rsa, ripenso agli articoli su solitudine e iperefficienza. C’è una ricerca del 2013 intitolata Is Efficiency Overrated? condotta nel Regno Unito. Sembra banale ma è diventata un caso per quanto viene citata nel mondo accademico e non solo. Nello studio britannico si prendono in esame proprio queste interazioni sociali deboli, come quelle tra clienti e baristi, appunto. Le brevi conversazioni con persone non strettamente legate alla nostra vita, sono fondamentali perfino per la longevità. Quindi la nostra capacità di parlare col barista, incide tanto quanto la relazione che abbiamo con mamma, consorte o figli, sul nostro benessere. Questa scoperta mette in discussione l’idea che l’efficienza – cioè fare tutto il più rapidamente possibile senza fermarsi a socializzare – sia sempre positiva. Pensiamoci, domani mattina, dopo aver ordinato il caffè.








