Salta al contenuto principale

Finanza in Page

04/05/2026
Quando il trauma diventa business: cervello fritto, nostalgia e il mercato delle emozioni digitali

Quando il trauma diventa business: cervello fritto, nostalgia e il mercato delle emozioni digitali

Ascolta l'articolo Sintesi vocale browser

La dipendenza che ci sfinisce. Siamo stanchi. Eppure c’è un’attività che svolgiamo per il maggior numero di ore della giornata, anche quando nessuno ci obbliga.  Questo è il paradosso: quello che facciamo più frequentemente, ci spossa. Di cosa stiamo parlando? Del nostro digitare, scrollare, guardare…in sostanza, della nostra vita davanti a uno schermo. Chiedete in giro: non ci sarà nessuno che dica che desidera aumentare il tempo che passa davanti allo schermo. Eppure pochi se ne staccano. Ma qualcosa sta cambiando.

 

Il cervello in sovraccarico: l’effetto AI

Ci sono dei ricercatori che parlano di friggitura del cervello, letteralmente AI brain fry. Quindi che cos’è questa frittata indesiderabile? È una stanchezza cognitiva generata dall’uso in contemporanea di troppi strumenti digitali. 

Anche l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale sta creando nuove forme di affaticamento mentale, screen fatigue, cioè la fatica da schermo. Moltiplica input, accelera decisioni, con il risultato di avere una mente sempre attiva ma sempre meno lucida. Non spegniamo mai davvero. 

Di conseguenza, stando alla stampa internazionale, sempre più persone si danno alla ricerca di attività più tangibili, come leggere libri cartacei e scrivere a mano.

 

Ritorna in auge ciò che richiede tempo, presenza, imperfezione.

Ce lo racconta anche la CNN. La saturazione digitale ha portato a un ritorno degli hobby analogici. Non abbiamo numeri sull’Italia, ma negli Stati Uniti, secondo l’emittente,  gli hobby fatti con le mani e col cellulare spento, sono aumentati del  136% negli ultimi mesi. E addirittura le vendite di kit creativi sono cresciute dell’86%. Stanno tornando di moda momenti sociali collettivi che si fanno in gruppo:  l’uncinetto e i giochi da tavolo. E non sono gli anziani a dedicarvisi. 

Ho appena ricevuto una telefonata da mio figlio che vive a Copenaghen. Era con i suoi amici dell’università a giocare ad Avalon, un gioco da tavolo. Sì, sono proprio i giovani che cercano attività più lente e materiali come dipingere, scrivere e inviare lettere addirittura. 

Fortune si dedica poi al fenomeno della riscoperta di oggetti idealmente relegati al passato. Pensate ai vinili, i DVD o le auto con cambio manuale, le macchine fotografiche analogiche. Tutti oggetti ricercatissimi, così come i cellulari Nokia-non smart.

El País,  si chiede “¿Es solo una moda esta nostalgia de los 2000 o durará?”: siamo di fronte a una tendenza passeggera o a un cambiamento più profondo nel modo in cui reagiamo alla modernità digitale, che alimenta nostalgia per ciò che una volta era il quotidiano? Più interconnesso, più insieme con tanto di presenza fisica?

 

Nostalgia: la memoria che mente bene

La nostalgia è fuga dal presente. Ed è sorella del trauma, con caratteristiche proprie. Se il trauma enfatizza il negativo, la nostalgia fa il contrario — seleziona nella memoria, leviga, riscrive.

Ed ecco che in questi nostri giorni di affaticamento mentale, insieme alla fatica cresce la presenza del “trauma” che è onnipresente nei discorsi, nelle narrazioni, sui social. 

Un tempo il trauma evocava un evento eccezionale e sconvolgente, oggi sembra essersi infiltrato nelle pieghe più ordinarie della vita quotidiana. Oggi è nata un’intera industria intorno all’idea che tutto sia trauma.

 

Quando il dolore diventa contenuto

Quello che un tempo veniva inteso come il confronto della psiche con una vera catastrofe, oggi è trattato come un possesso personale: qualcosa da rivendicare, raccontare, modellare. Questo slittamento segna l’ingresso in un cambiamento culturale più vasto: la mercificazione del dolore. Lo si vede chiaramente per il tipo di traffico su #TraumaTok, che ha superato i 650mila contenuti.  Qui i creator si sfogano, piangono e reinterpretano tutti i tratti personali come conferma della presenza di un trauma. “Sei perfezionista”? E’ il tuo trauma! 

Sei sempre in ritardo? E’ perché hai un trauma !— con grande ritorno in termini algoritmici.

Il trauma spiega tutto, anche perché si fa fatica ad alzarsi al mattino o perché guardiamo compulsivamente serie come Friends.

E, mentre il trauma invade la cultura, chi ha sofferto davvero rischia di essere oscurato da chi racconta di più. Le performance del dolore online, – si legge sul Guardian – rischiano di banalizzare la sofferenza reale.

“Quanti sopravvissuti a torture, quanti rifugiati, quanti veterani, quanti vigili del fuoco, quante persone in condizioni di estrema povertà vedete su TikTok parlare del loro trauma?”. 

 

La trasformazione della psiche in dato. Prevedibile, analizzabile, monetizzabile

Intanto questo slancio confessionale che pervade tutti e fa guadagnare follower sui social alimenta due rischi. Il primo è di concepirsi come impotenti di fronte alle difficoltà della vita- che ci sono sempre state e sempre ci saranno. Infine si rischia di contribuire ad alimentare una tendenza: quella dello psicopotere di chi raccoglie dati.  Si appiatttisce l’originalità personale e la capacità di discernimento. Anche gli aspetti psichici della persona sono prevedibili, manipolabili e indirizzabili a sua totale insaputa, come sostiene il filosofo della contemporaneità, Byung -Chul Han. E ciò che una volta era una tragedia ora diventa un prodotto.

 

Credits: Immagine generata con Chatgpt



Scopri le soluzioni di investimento che potrebbero interessarti

Iscriviti alla Newsletter

Non perderti gli articoli più interessanti della settimana. Ricevili tutti direttamente via mail!

Altri articoli che potrebbero interessarti

Tutte le notizie di attualità
che non devi perderti e…