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20/06/2025
Renault affonda, Kering vola: l'effetto Luca De Meo che dalle auto passa alla guida del lusso

Renault affonda, Kering vola: l’effetto Luca De Meo che dalle auto passa alla guida del lusso

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Nella seduta del 16 giugno, senza scossoni macroeconomici, due titoli alla Borsa di Parigi hanno fatto notizia: Renault ha perso l’8,69%, mentre Kering è volata con un +11,76%. La spiegazione non è stata un crollo delle vendite o una trimestrale sopra le attese, ma un nome e un cognome. Quello di Luca de Meo, il manager italiano che, dopo aver risanato la storica casa automobilistica francese, si prepara ora a guidare il colosso del lusso proprietario di marchi come Gucci, Saint Laurent e Balenciaga. A spaventare gli azionisti di Renault è stata la sua uscita; a galvanizzare quelli di Kering, il suo ingresso. Il mercato ha parlato chiaro: la leadership conta. E può valere miliardi.

 

Il risanatore dell’auto

 

Per capire il peso di questa mossa bisogna tornare al 2020, quando De Meo, reduce dalle esperienze in Fiat eSeat, assume la guida di un gruppo Renault in piena crisi. La risposta è stata un piano ambizioso: “Renaulution”, strategia di trasformazione in tre fasi fondata su taglio dei costi, rilancio dei marchi, investimenti mirati sull’elettrico e su un rinnovato legame con il consumatore europeo. I risultati sono arrivati. Nel 2024 Renault è tornata all’utile con 1 miliardo di euro, mentre i nuovi modelli si sono posizionati meglio sul mercato. L’azienda ha riacquistato centralità industriale e credibilità finanziaria. Ma, soprattutto, De Meo ha proposto una visione concreta e meno ideologica della transizione ecologica. Come presidente dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei, si è battuto per una transizione ordinata, proponendo un modello comune europeo per auto elettriche urbane, a basso costo. La sua idea di una “Airbus dell’auto”, un’iniziativa condivisa fra i costruttori europei, è rimastainascoltata dalle istituzioni.

 

L’elettrico non è per tutti

 

Nel frattempo, il mercato dell’auto sta cambiando pelle. I costi di sviluppo per l’elettrico aumentano, le normative ambientali diventano più rigide, e l’automobile si allontana dal suo status di bene di massa. I modelli a batteria restano spesso più costosi di quelli termici, e le vendite stagnano. In questo scenario, De Meo ha percepito un limite strutturale: senza politiche industriali più equilibrate, l’auto europea rischia di diventare un bene per pochi, esattamente come una borsa griffata. Ed è forse anche da questa constatazione che è nato il suo passo successivo. Se l’auto è destinata a diventare un prodotto elitario, allora meglio trasferirsi in un settore che sull’élite ha costruito la propria identità.

 

Kering: lusso in cerca di visione

 

Il passaggio di De Meo a Kering rappresenta più di un cambio di settore. È la mossa di un gruppo che, dopo anni di crescita esplosiva, è ora chiamato a reinventare sé stesso. Il marchio Gucci, fiore all’occhiello del portafoglio Kering, ha perso appeal, e gli investitori temono un rallentamento strutturale. Il fondatore e presidente François-Henri Pinault ha deciso di separare le funzioni di presidente e CEO, chiamando De Meo a guidare il gruppo nella sua nuova fase. L’operazione sarà formalizzata a settembre 2025, ma il solo annuncio ha già avuto un impatto positivo fortissimo: Kering ha guadagnato oltre 11 punti percentuali in una giornata. Pinault ha parlato della scelta come parte di una riflessione profonda sulla governance e sulla necessità di aprire il gruppo a una gestione più manageriale, meno familiare. E in questo contesto, De Meo è considerato l’uomo giusto al momento giusto: capace di affrontare ristrutturazioni, rilanciare brand, integrare culture diverse.

 

Il capitale umano che muove i capitali

 

Il segnale per chi guarda ai mercati è chiaro: la fiducia del mercato può dipendere più dalle persone che dai prodotti. In un’epoca in cui le aziende sono valutate anche in base alla capacità di adattarsi ai cambiamenti sistemici, manager come De Meo diventano asset finanziari strategici. Le reazioni dei titoli Renault e Kering non sono state emotive. Sono state razionali, coerenti con il giudizio del mercato sul valore che una leadership forte, credibile e concreta può generare. Per Renault, l’uscita di De Meo apre un momento di incertezza: non tanto perché il piano industriale sia fragile, quanto perché manca, per ora, un successore di pari carisma. Per Kering, invece, la sua nomina rappresenta un investimento sulla fiducia: quella che un uomo capace di rilanciare un colosso in difficoltà possa replicare il miracolo anche nel mondo del lusso.

 

 

Credits

Immagine: Pixabay

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