Questa settimana partiamo dal Sudan, dove la guerra ha devastato l’economia, portando il Paese in una delle peggiori crisi umanitarie. In Indonesia, la rupia scivola ai minimi dal 1998. In Europa, polemiche sui kit di sopravvivenza domestici.
Sudan, guerra senza fine: l’esercito riconquista Khartum, ma il conflitto continua
Dopo quasi due anni di guerra civile, l’esercito sudanese ha ripreso il controllo della capitale Khartum, scacciando le milizie paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF). L’operazione, iniziata nel settembre 2024, ha portato nei giorni scorsi alla riconquista del palazzo presidenziale, della sede della Banca centrale e dell’aeroporto. Il generale Abdel Fattah al-Burhan ha celebrato la vittoria dichiarando «Khartum è libera», ma la guerra non è finita: le RSF, guidate da Mohamed Hamdan Dagalo (Hemedti), si sono ritirate verso il Darfur, dove potrebbero riorganizzarsi e instaurare un governo parallelo.
Il conflitto, esploso nell’aprile 2023, ha causato una delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Riporta BBC che le stime sulle vittime variano tra 60mila e oltre 150mila morti, mentre tra i 10 e i 13 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. L’economia del Sudan è al collasso: il PIL è crollato di oltre il 40% dall’inizio della guerra, il sistema bancario è paralizzato e l’inflazione ha superato il 350%. In alcune zone del Paese, il prezzo del cibo è aumentato del 700% e l’ONU avverte che 25 milioni di persone sono a rischio carestia.
Già prima della guerra, il Sudan era uno dei Paesi più poveri al mondo, con un reddito medio annuo di 750 dollari pro capite. Oggi, il crollo dell’80% delle entrate statali ha aggravato la crisi.
Khartum, sotto il controllo delle RSF per quasi due anni, è stata devastata dai saccheggi e dalle violenze. Per mesi, gli aiuti umanitari non hanno potuto raggiungere la città, mentre la popolazione ha subito stupri sistematici, estorsioni e massacri. Secondo il New York Times, molti residenti hanno accolto l’esercito con sollievo, pur non avendo fiducia in al-Burhan.
La guerra ha radici profonde: al-Burhan e Hemedti erano alleati nel colpo di stato militare del 2021, ma si sono scontrati sulla transizione democratica del Sudan. Oggi, entrambe le fazioni sono accusate di crimini di guerra. Le RSF avrebbero ricevuto aiuti dagli Emirati Arabi, mentre l’Iran avrebbe fornito droni all’esercito.
Mentre la comunità internazionale resta in gran parte silenziosa, il Sudan continua a sprofondare nel caos. La riconquista di Khartum è un passo importante, ma non segna la fine del conflitto: ora lo scontro si sposta nel Darfur, dove il rischio di nuove atrocità è altissimo
Indonesia, la rupia ai minimi dal 1998: pesa la politica di Prabowo e il protezionismo Usa
La rupia indonesiana ha toccato il livello più basso dal 1998, anno della crisi finanziaria asiatica, a causa delle incertezze sulla politica fiscale del presidente Prabowo Subianto e delle crescenti tensioni commerciali globali. Come riporta The Diplomat, la valuta è scesa fino a 16.654 per dollaro questa settimana, il valore più debole da giugno 1998, prima di recuperare leggermente.
Secondo il Jakarta Post, la rupia ha perso oltre il 3% da inizio anno, risultando una delle peggiori tra i mercati emergenti. Il livello raggiunto martedì 25 marzo ha superato il minimo di 16.640 per dollaro registrato nel marzo 2020, all’inizio della pandemia di COVID-19. Alla base della debolezza della rupia ci sono le scelte economiche del governo Prabowo. La sua agenda prevede un forte aumento della spesa pubblica, con programmi come il pasto gratuito per gli studenti e l’obiettivo di una crescita annua dell’8%. Tuttavia, questa politica ha portato il Paese vicino ai limiti del deficit fiscale e del rapporto debito/PIL, mentre le entrate fiscali a gennaio sono crollate del 42% su base annua, secondo The Diplomat.
A destabilizzare i mercati sono state anche le voci sulle possibili dimissioni di Sri Mulyani Indrawati, ministro delle Finanze e figura chiave per la stabilità economica. Il 19 marzo, il Jakarta Stock Exchange Composite Index ha perso oltre il 7% in una sola seduta, portando alla sospensione temporanea degli scambi. In risposta, Sri Mulyani ha smentito le indiscrezioni con una conferenza stampa d’urgenza (riporta Jakarta Post). Anche il debutto del fondo sovrano Danantara, lanciato a febbraio per attrarre investimenti, ha deluso le aspettative, contribuendo al calo delle azioni delle banche statali indonesiane (riporta Nikkei Asia).
Oltre ai problemi interni, il deprezzamento della rupia è stato accelerato dalle tensioni economiche globali. Secondo Bank Indonesia (BI), il contesto è influenzato dall’approccio restrittivo della Federal Reserve USA e dalla svolta protezionistica dell’amministrazione Trump. Da gennaio, Washington ha imposto dazi su Cina, Messico e Canada, e dal 2 aprile ne introdurrà di nuovi. L’incertezza sulle relazioni commerciali pesa sui mercati emergenti e sulla valuta indonesiana. Per contenere la crisi, Bank Indonesia ha annunciato interventi sul mercato valutario e obbligazionario, come dichiarato dal direttore della gestione monetaria Fitra Jusdiman a Nikkei Asia. Mentre l’Indonesia affronta questa tempesta economica, gli analisti temono una nuova crisi valutaria, mettendo alla prova la capacità del governo di gestire la situazione.
L’UE spinge per i kit di sopravvivenza domestici da tre giorni, ma è polemica
Acqua in bottiglia, barrette energetiche, una torcia e altri beni essenziali: l’Unione Europea invita ogni famiglia nei 27 Stati membri a preparare un kit di sopravvivenza per tre giorni, in caso di crisi come conflitti o disastri naturali. L’iniziativa, presentata ufficialmente dalla commissaria europea per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, rientra in una più ampia “strategia di preparazione” dell’UE. L’obiettivo è garantire che tutti i cittadini possano contare su 72 ore di autosufficienza.
“Capire cosa fare in caso di pericolo e prevedere scenari possibili è anche un modo per prevenire il panico“, ha sottolineato Lahbib, ricordando l’assalto ai supermercati per la carta igienica nei primi giorni della pandemia. L’iniziativa ha però scatenato un’ondata di polemiche dopo la pubblicazione di un video della stessa Lahbib, in cui la commissaria mostra con leggerezza il contenuto della sua “borsa della resilienza”. Tra gli oggetti suggeriti: acqua, torcia, coltellino svizzero, fiammiferi, medicine, contanti, documenti in una custodia impermeabile e persino un mazzo di carte per distrarsi durante le emergenze.
Il Movimento 5 Stelle ha attaccato duramente la comunicazione della Commissione, definendo il video “ridicolo” e accusando Bruxelles di giocare con scenari di guerra mentre l’Europa affronta crisi economiche e bollette elevate. Critiche sono arrivate anche da alcune testate giornalistiche: Il Fatto Quotidiano ha parlato di un uso superficiale del concetto di “resilienza”, mentre il sito di Nicola Porro ha ironizzato sull’inutilità della “borsetta della resilienza” in caso di vero conflitto.
Il piano dell’UE prende spunto dalle strategie di paesi scandinavi come Svezia, Finlandia e Danimarca, che dopo l’invasione russa dell’Ucraina hanno rafforzato le proprie misure di sicurezza civile. L’idea è di invitare le famiglie a tenere a portata di mano una dozzina di articoli essenziali, tra cui fiammiferi e documenti d’identità in una custodia impermeabile.
Bruxelles vuole inoltre istituire una “Giornata nazionale della preparazione”, per monitorare i progressi degli Stati membri e migliorare il coordinamento. “Tutto questo si aggiunge alle strategie nazionali“, ha spiegato Lahbib, “si tratta di supportare meglio i Paesi nella loro pianificazione“.
L’iniziativa si basa sulle raccomandazioni di un rapporto presentato lo scorso anno dall’ex presidente finlandese Sauli Niinistö alla Commissione europea. Il progetto piace anche all’Europarlamento: tre deputati del gruppo centrista Renew hanno scritto alla presidente Ursula von der Leyen chiedendo di inviare a tutte le famiglie un manuale su come affrontare guerre, disastri climatici, pandemie e attacchi informatici. Il motto della nuova strategia? “Ready for anything” – pronti a tutto.








