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13/06/2025

Taiwan si prepara a “resistere” da sola, la Banca Vaticana torna a crescere e l’oro sorpassa l’euro nelle riserve mondiali

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Questa settimana partiamo d Taiwan che rivede la propria strategia di difesa. In Vaticano, lo IOR torna a macinare profitti e l’oro diventa la seconda riserva mondiale dopo il dollaro.

Taiwan si prepara a resistere da sola: il timore di restare senza l’America

Taiwan non dà più per scontato che gli Stati Uniti correranno in suo aiuto in caso di attacco da parte della Cina. È quanto emerge da un’analisi pubblicata da The Economist, che riprende un reportage di The Telegram dal Taiwan Trilateral Forum di Berlino, incontro riservato tra analisti e diplomatici occidentali e asiatici.

Fino a oggi, il piano difensivo di Taipei si basava su un assioma: resistere all’invasione cinese per un mese, il tempo necessario perché Washington intervenisse. Ma il crescente scetticismo sul ruolo americano, alimentato anche dalle parole di Donald Trump sull’Ucraina, definita “un piccolo Paese illuso” ,sta cambiando radicalmente i calcoli di sicurezza dell’isola.

Se la Cina contava su una rapida vittoria, il fallimento del blitz russo a Kiev nel 2022 ha dimostrato che i conflitti possono protrarsi. Proprio per questo Taiwan sta rafforzando la resilienza civile: scorte di beni essenziali, esercitazioni, preparazione della popolazione a una lunga crisi, anche senza scontri diretti.

Al Forum, Jaushieh Joseph Wu, capo del Consiglio di sicurezza nazionale, ha lodato il “coraggio” della Germania per avergli dato parola, e ha ribadito l’impegno di Taiwan ad aumentare la spesa militare “senza provocare”.

Intanto, l’isola studia i modelli di difesa civile di Israele e Finlandia, e condivide know-how su cybersicurezza con gli alleati occidentali. Ma sullo sfondo resta una domanda inconfessabile: Taiwan dovrebbe prepararsi anche a resistere a un’occupazione, come fa l’Ucraina? Per alcuni è un pensiero destabilizzante. Per altri, l’unica scelta realistica.

 

Papa Leone eredita una Banca Vaticana risanata che torna a fare utili

Dai discreti uffici a pochi passi da Piazza San Pietro, Jean-Baptiste de Franssu e Gian Franco Mammì gestiscono 5,7 miliardi di euro per conto dello IOR, la Banca Vaticana. Una cifra modesta se paragonata ai giganti di Wall Street o della City, ma cruciale per la tenuta finanziaria della Chiesa cattolica.

Come riporta Bloomberg, nel 2024, l’Istituto per le Opere di Religione ha registrato un utile netto di 32,8 milioni di euro, in crescita del 7%, proponendo un dividendo di 13,8 milioni alla Commissione dei Cardinali. Fondi destinati ad attività religiose, caritative o al sostegno diretto del bilancio della Santa Sede, ancora segnato da un deficit, 70 milioni di euro secondo la Repubblica, aggravato dal calo delle donazioni e dall’aumento dei costi amministrativi e pensionistici.

Ma il vero segnale è un altro: lo IOR continua a ricostruire la sua credibilità dopo decenni di scandali, cattiva gestione e opacità. «I mercati non hanno pietà: se lo IOR non rende, siamo nei guai», ha dichiarato de Franssu, presidente dell’Istituto. Da anni la banca pubblica i bilanci, ha riformato la governance e adottato standard internazionali di trasparenza, chiudendo migliaia di conti sospetti.

Oggi lo IOR punta a distinguersi nel panorama finanziario globale con una strategia unica: battere i benchmark investendo solo in strumenti coerenti con i principi etici della Chiesa. Secondo i dati pubblicati mercoledì 11 giugno, 10 dei 13 fondi principali hanno superato la media dei concorrenti negli ultimi tre e cinque anni. «Si può ottenere rendimento anche restando etici», afferma Mammì. «Chi cerca il 2% in più speculando, guardi altrove».

Sotto il pontificato di Leone XIV, primo Papa americano, la linea della trasparenza voluta da Francesco prosegue. E Roma spera di attrarre più fondi da istituzioni cattoliche Usa.

 

L’oro sorpassa l’euro e diventa il secondo asset di riserva mondiale

L’oro ha conquistato il secondo posto tra gli asset di riserva più detenuti al mondo, superando l’euro e piazzandosi subito dopo il dollaro. A dirlo è un nuovo rapporto della Banca Centrale Europea, secondo cui la combinazione tra acquisti record da parte delle banche centrali e l’impennata dei prezzi ha consolidato la posizione del metallo prezioso nel sistema finanziario globale.

Nel 2024, l’oro ha rappresentato in media il 19 per cento delle riserve ufficiali globali, contro il 16 per cento dell’euro. Il dollaro resta il leader incontrastato con il 47 per cento. A spingere la domanda sono soprattutto Paesi emergenti e in via di sviluppo, sempre più interessati a strumenti di riserva alternativi in un contesto dominato da incertezze geopolitiche, inflazione e timori legati alle sanzioni internazionali.

Il punto di svolta è arrivato nel 2022, con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Da allora, la corsa verso beni rifugio come l’oro non si è più fermata. La Cina è stata il principale acquirente negli ultimi anni, seguita da India e Turchia. Le banche centrali sono oggi responsabili di oltre il 20 per cento della domanda globale, una quota più che raddoppiata rispetto agli anni 2010.

Ma i segnali di rallentamento iniziano a emergere. Nel primo trimestre del 2025, gli acquisti ufficiali sono calati del 33 per cento rispetto ai tre mesi precedenti, secondo i dati del World Gold Council analizzati da ING. Anche la Cina ha frenato il ritmo delle riserve auree.

Secondo Hamad Hussain, economista di Capital Economics sentito da Cnbc, le banche centrali continueranno a comprare oro, ma con maggiore cautela. Il ruolo dell’oro come copertura contro rischi fiscali, inflattivi e geopolitici resta centrale, così come l’interesse per la diversificazione in un mondo in cui il dollaro è sempre meno percepito come bene rifugio assoluto.

Nonostante tutto, la domanda globale resta sostenuta. Il 70 per cento arriva ancora da gioielleria e investimenti. E la BCE sottolinea che l’offerta, grazie anche alle scorte già disponibili, potrebbe adattarsi in modo flessibile a eventuali nuovi picchi di domanda.

 

Foto Credits:Foto di carmen dominguez da Pixabay

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