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12/12/2025

Thailandia al voto anticipato, la cronologia social per l’ingresso negli Usa e l’esercito delle ‘formiche’ sudcoreane pesa sul won

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Questa settimana partiamo dalla Thailandiacon voto anticipato e tensioni al confine che agitano i mercati; stretta sui controlli ai turisti negli Usa; in Corea del Sud boom di trading e dazi pesano sul won

Thailandia al voto anticipato tra crisi politica e tensioni di confine: mercati in allerta

La dissoluzione del parlamento thailandese, approvata dal re Maha Vajiralongkorn su richiesta del premier Anutin Charnvirakul, apre una fase di incertezza politica che rischia di amplificare le fragilità economiche del Paese. Il voto anticipato, da tenersi entro 60 giorni, arriva mentre Bangkok è impegnata in una delle peggiori escalation di confine con la Cambogia degli ultimi anni e mentre Washington tenta di salvare il cessate il fuoco mediato in estate dal presidente statunitense Donald Trump.

L’instabilità politica si somma a una congiuntura già debole: l’economia thailandese ha registrato una crescita dell’1,2% nel terzo trimestre, frenata da tensioni commerciali con gli Stati Uniti, dalla paralisi delle frontiere e dal calo della fiducia interna. Il conflitto con Phnom Penh ha già colpito gli scambi bilaterali: a ottobre le esportazioni verso la Cambogia sono crollate del 67% su base annua, mentre la chiusura dei valichi rischia di sottrarre al mercato del lavoro tra i 500.000 e 1,5 milioni di lavoratori migranti cambogiani, una componente chiave soprattutto per agricoltura e costruzioni.

Sui mercati, il clima rimane cupo. L’indice SET, tra i peggiori del 2025, ha perso il 10% da inizio anno, riflettendo timori su crescita, stabilità politica e possibile ritorno di tariffe punitive statunitensi qualora il cessate il fuoco crollasse definitivamente. Più resiliente il baht, in rialzo del 7% contro il dollaro, grazie alla debolezza della valuta statunitense e ai flussi verso gli asset regionali.

Gli analisti sentiti da Cnbc avvertono che l’indurimento della posizione thailandese al confine, utile ad Anutin per consolidare il consenso del suo partito conservatore in vista delle elezioni,potrebbe prolungare la crisi nel 2026, erodendo ulteriormente la fiducia degli investitori. La priorità, sottolineano gli economisti, è evitare un’escalation che interrompa i negoziati commerciali con Washington e comprometta la già fragile ripresa del Sud-Est asiatico.

 

Social media e dati personali nel nuovo piano di controllo per i turisti negli Usa

Gli Stati Uniti valutano di introdurre un nuovo requisito per i turisti stranieri: la consegna della cronologia dei propri social media degli ultimi cinque anni come condizione per l’ingresso nel Paese. La proposta, depositata dal Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) e dalla Customs and Border Protection (CBP) e pubblicata sul Federal Register, coinvolgerebbe i visitatori provenienti da circa 40 Paesi che oggi accedono agli Stati Uniti senza visto attraverso il programma ESTA, tra cui Regno Unito, Francia, Giappone e Australia.

La misura si inserisce nella più ampia stretta ai controlli di frontiera voluta dal presidente Donald Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca, motivata con esigenze di sicurezza nazionale. Oltre ai profili social, il nuovo schema prevede anche la raccolta dei numeri di telefono utilizzati negli ultimi cinque anni, delle email degli ultimi dieci e di informazioni aggiuntive sui familiari dei richiedenti.

Trump ha respinto i timori di un possibile calo del turismo internazionale, affermando che la priorità resta «garantire sicurezza e protezione» e prevenire l’ingresso di persone ritenute potenzialmente rischiose. Una posizione ribadita da CBP, che definisce il documento «un primo passo» verso un confronto pubblico di 60 giorni e non una norma definitiva.

Le reazioni, tuttavia, non si sono fatte attendere. Le organizzazioni per i diritti digitali, come la Electronic Frontier Foundation, avvertono che la nuova richiesta potrebbe amplificare i rischi per la privacy e le libertà civili dei viaggiatori. Gli esperti legali sottolineano inoltre la possibilità di rallentamenti nelle approvazioni ESTA, con impatti pratici significativi soprattutto in vista dei grandi eventi internazionali che gli Stati Uniti ospiteranno nei prossimi anni: dal Mondiale di calcio 2026 alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.

L’ESTA, che oggi richiede informazioni limitate e il pagamento di una tariffa di 40 dollari, consente soggiorni fino a 90 giorni ripetuti più volte nell’arco di due anni. L’introduzione di controlli più invasivi potrebbe dunque modificare in modo sostanziale l’esperienza d’ingresso per milioni di turisti, aprendo un nuovo fronte di discussione tra esigenze di sicurezza e tutela della privacy.

 

Corea del Sud: boom di trading dei giovani e dazi mettono sotto pressione il won

La Corea del Sud sta vivendo una stagione di forte instabilità finanziaria, sospinta da un mix di debolezza valutaria, frenesia speculativa e pressioni geopolitiche. Il parlamento di Seoul ha appena approvato un aumento significativo del limite ai titoli di Stato in valuta estera destinati al fondo di stabilizzazione monetaria: nel 2026 il tetto salirà da 3,5 a 5 miliardi di dollari. È una mossa che si usa quando si teme che la moneta possa indebolirsi ancora. E in effetti il won, negli ultimi mesi, è la valuta asiatica peggiore dell’anno contro il dollaro, scesa dell’8% da giugno.

Ma a pesare sul cambio non ci sono solo condizioni macroeconomiche sfavorevoli: c’è anche la febbre delle scommesse in borsa che ha contagiato milioni di sudcoreani, soprattutto giovani. L’entusiasmo per il trading ha spinto ingenti capitali verso i mercati statunitensi, accelerando l’indebolimento del won. Nel 2025 gli investitori retail del Paese hanno comprato azioni Usa per 30 miliardi di dollari, quasi il triplo dell’anno precedente, accumulando un portafoglio da 160 miliardi, quattro volte rispetto al 2020. Un’esposizione così forte alla valuta estera sta preoccupando la Banca di Corea, che dubita che i giovani investitori comprendano i rischi di un eventuale cambio di rotta dei mercati.

In un Paese dove l’indice di Seoul è salito oltre il 50% nell’ultimo anno e dove 14 milioni di persone investono in borsa tramite app sempre più intuitive, la propensione al rischio è altissima. Le cosiddette “formiche”, come vengono chiamati i piccoli investitori, si sono lanciate sugli asset più volatili, dalle Big Tech alle criptovalute, spesso ricorrendo a prestiti. Ma un eventuale scoppio della bolla legata all’intelligenza artificiale potrebbe lasciare migliaia di famiglie senza risparmi, con effetti potenzialmente destabilizzanti sull’intero sistema finanziario.

La corsa al trading, però, non nasce solo dall’euforia dei mercati: molti giovani vedono negli investimenti l’unico modo per costruire un patrimonio in una società sempre più costosa e diseguale. Con i prezzi delle case inaccessibili e mutui più difficili da ottenere, alcuni arrivano persino a lasciare il lavoro per speculare a tempo pieno. Un fenomeno che ha spinto alla crescita dei servizi di supporto psicologico per dipendenza dal trading.

A complicare lo scenario economico c’è anche l’accordo commerciale firmato a ottobre con gli Stati Uniti. Per ottenere la riduzione dei dazi sulle auto esportate, Seoul ha accettato condizioni pesantissime: 350 miliardi di dollari in investimenti, di cui 200 destinati direttamente agli Usa e gestiti dalla Casa Bianca, con profitti condivisi per anni. Una vera emorragia di dollari che rischia di indebolire ulteriormente il won.

La Corea del Sud dispone oggi di circa 430 miliardi di riserve valutarie, ma dovrà trasferire almeno 200 miliardi agli Stati Uniti entro il 2029. Una prospettiva che spiega perché Seoul stia correndo ai ripari: la stabilità della sua moneta, e della sua economia,non è mai stata così fragile.

 

 

 

Foto Credits: Foto di HeungSoon da Pixabay

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