Questa settimana, partiamo dalla Thailandia che attira i marchi del lusso. La Cina sta diversificando le fonti di approvvigionamento alimentare. Infine, in India, la corsa sta guadagnando popolarità non senza affrontare sfide significative.
I marchi di lusso si rivolgono alla Thailandia
Con il cambiamento nei modelli di spesa globale nel settore del lusso, marchi iconici come Dior, Louis Vuitton e Porsche stanno puntando sulla Thailandia come prossimo grande hub del lusso. Bangkok, caratterizzata da una clientela locale facoltosa e da un afflusso di turisti benestanti, ospita negozi prestigiosi come il Gold House di Dior e LV The Place di Louis Vuitton, affiancati da ristoranti stellati Michelin e progetti significativi come il complesso One Bangkok, del valore di 3,2 miliardi di dollari.
La popolazione ad alto reddito nel Sud-est asiatico è destinata a crescere: si prevede che entro il 2027 raggiunga 1,4 milioni di individui benestanti, rispetto ai 890.000 del 2022. Questo scenario posiziona la Thailandia in prima linea, con un mercato del lusso in forte espansione. Attualmente, la Thailandia detiene il terzo posto per numero di UHNWIs (persone con un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari) nel Sud-est asiatico, dietro a Singapore e Indonesia.
Mentre il mercato thailandese cresce, quello cinese sembra affievolirsi. Aziende come Kering e Burberry si trovano costrette a offrire sconti fino al 50% per attrarre consumatori cinesi cauti, spingendo così alla ricerca di mercati alternativi dove la crescita è più certa.
Inoltre, i piani tariffari del presidente Donald Trump rappresentano un ulteriore grattacapo per i marchi di lusso. Nuove tasse sulle importazioni dalla Cina potrebbero infierire ancor di più sull’economia locale, aggravando un sentiment dei consumatori già ai minimi storici, come confermato dai dirigenti di Richemont e LVMH.
La Cina sta setacciando il mondo in cerca di nuovi fornitori di cibo
Negli ultimi anni, la Cina ha avviato un ambizioso piano per diversificare le sue fonti di approvvigionamento alimentare, spingendosi fino alle piantagioni di macadamia in Kenya e ai ranch di bestiame in Bolivia. Questo impegno arriva in un momento in cui Pechino cerca di ridurre la sua dipendenza dai fornitori tradizionali, principalmente occidentali, mentre il presidente eletto Donald Trump minaccia di intensificare le tensioni commerciali.
La perdita di quote di mercato da parte delle nazioni alleate degli Stati Uniti si traduce in un’opportunità per i paesi del Sud Globale. Ad esempio, il Brasile ha tratto benefici dalla situazione, aumentando significativamente le sue esportazioni di mais e soia, mentre la Russia sta ampliando le sue vendite di cereali e carne alla Cina. L’apertura della Cina verso nuovi partner commerciali non si limita ai grandi produttori, ma si estende anche a fornitori meno noti, a testimonianza della determinazione di Pechino di garantire la sicurezza alimentare.
Pechino è il principale importatore agricolo a livello globale e, per questo, l’aumento dei dazi sulle importazioni potrebbe rappresentare un’arma in mano alla Cina per difendersi. Con Trump tornato alla presidenza, la Cina è più preparata ad affrontare possibili perturbazioni.
“Piano piano, la Cina sta trovando un modo per fare affidamento sui mercati internazionali senza creare insicurezza”, sottolinea Even Pay, analista agricolo presso Trivium China a Bloomberg. La diversificazione delle fonti sta creando una rete di fornitori da cui la Cina potrà attingere, nel caso si presentino difficoltà con i tradizionali alleati.
Inoltre, il mercato delle aste è destinato a subire un cambiamento importante. Ad esempio, il settore delle astici in Vietnam sta prosperando grazie alla crescente domanda dalla Cina. Nella città di Song Cau, circa il 90% della produzione di astici viene inviato in Cina, e la richiesta continua a crescere.
Anche l’Africa sta emergendo come un attore chiave nella diversificazione commerciale della Cina, che ora si apre a una gamma sempre più ampia di prodotti agricoli, dai semi di sesamo e anacardi alla frutta e alla carne. La domanda di noci è cresciuta vertiginosamente, con i fornitori cinesi che si rivolgono a nuovi mercati in risposta ai dazi imposti sui prodotti americani.
In questo contesto, la Cina sta utilizzando la sua vasta economia per esercitare influenza nei permessi di importazione, intensificando ulteriormente la sua agenda geopolitica. Tuttavia, una dipendenza eccessiva dalla Cina porta a nuove insidie per gli esportatori. La domanda nella seconda economia mondiale sta iniziando a indebolirsi, creando un clima di incertezza.








