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17/07/2026
Ibm crolla del 25% in una sola seduta, ecco cosa ha spaventato il mercato

Ibm crolla del 25% in una sola seduta, ecco cosa ha spaventato il mercato

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La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta creando nuovi vincitori nel settore tecnologico, ma anche società costrette a ripensare il proprio ruolo nella nuova fase di mercato. Tra queste c’è Ibm, uno dei nomi storici dell’informatica mondiale, che il 14 luglio ha vissuto una delle peggiori sedute della sua storia a Wall Street. Il titolo del colosso tecnologico statunitense ha chiuso la giornata in calo del 25,21%, passando dai 290,23 dollari per azione della seduta precedente ai 217,07 dollari. Nel corso delle contrattazioni l’azione è arrivata a perdere oltre il 26%, registrando il maggiore calo intraday almeno dal 3 gennaio 1968 secondo i calcoli di Bloomberg. A scatenare la vendita sono stati i risultati preliminari del secondo trimestre, inferiori alle aspettative del mercato, ma soprattutto il timore degli investitori che la corsa all’intelligenza artificiale stia modificando le priorità di spesa delle aziende clienti, penalizzando alcune delle attività storiche di Ibm. Il mercato non ha punito soltanto numeri inferiori alle attese, ma il rischio che la crescita dell’AI stia favorendo soprattutto altri segmenti della tecnologia.

 

Cosa fa Ibm e perché l’AI sta cambiando il suo business

International Business Machines, conosciuta semplicemente come Ibm, è una delle più grandi aziende tecnologiche al mondo e opera principalmente in tre aree: software, consulenza e infrastrutture informatiche. La divisione software sviluppa programmi e piattaforme utilizzati dalle imprese per gestire dati, sicurezza e applicazioni digitali. La consulenza aiuta invece le aziende nella trasformazione tecnologica, mentre il segmento infrastrutture comprende sistemi hardware avanzati, tra cui i cosiddetti mainframe, computer estremamente potenti e affidabili utilizzati soprattutto da grandi organizzazioni, come banche, compagnie assicurative e aziende multinazionali, per gestire enormi quantità di operazioni e dati critici. Proprio quest’ultima area è stata una delle principali cause della delusione degli investitori. Ibm aveva puntato sul nuovo mainframe z17, presentato a giugno e progettato anche per supportare applicazioni di intelligenza artificiale generativa negli ambienti cloud ibridi, cioè sistemi che combinano infrastrutture interne alle aziende e servizi informatici esterni. La domanda però è stata più debole del previsto.

 

La corsa all’intelligenza artificiale sposta la spesa dei clienti

Secondo l’amministratore delegato Arvind Krishna, nelle ultime settimane del secondo trimestre molti clienti hanno modificato le proprie strategie di investimento. Le aziende hanno destinato una quota maggiore dei propri budget all’acquisto di server, sistemi di archiviazione dati e chip di memoria necessari per sviluppare infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. Questa scelta ha ridotto le risorse disponibili per altri investimenti tecnologici, colpendo alcune attività di Ibm. In particolare, il gruppo aveva previsto un impatto negativo legato ai problemi nella catena di approvvigionamento, ma non si aspettava una riallocazione così significativa della spesa dei clienti. Le aziende stanno concentrando gli investimenti sui componenti necessari per costruire infrastrutture AI, lasciando meno spazio ad alcune attività tecnologiche tradizionali. Krishna ha ammesso che Ibm non è riuscita a reagire abbastanza rapidamente al nuovo scenario, spiegando agli investitori che numerosi grandi contratti non si sono chiusi nei tempi previsti. “Non ci siamo adattati e mossi abbastanza rapidamente”, ha scritto il ceo, riconoscendo che il trimestre ha rappresentato un momento di difficoltà per il gruppo.

 

Ricavi e margini deludenti

Le stime preliminari sul secondo trimestre hanno confermato il rallentamento. Ibm prevede ricavi per 17,2 miliardi di dollari, inferiori ai 17,9 miliardi attesi dagli analisti. Il fatturato della divisione software dovrebbe crescere del 5%, mentre quello della consulenza dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile. Più pesante invece la contrazione prevista per il segmento infrastrutture, con ricavi in calo del 7%. Anche la redditività è attesa in peggioramento. Ibm stima un margine di profitto lordo, cioè la quota di ricavi che rimane dopo i costi direttamente legati alla produzione dei servizi, al 57,7%, in calo di 100 punti base rispetto all’anno precedente. Il mercato ha quindi reagito non soltanto alla debolezza del trimestre, ma al timore che Ibm possa trovarsi in una posizione meno favorevole nella nuova fase della competizione tecnologica dominata dall’intelligenza artificiale.

 

Il mercato ora guarda alla capacità di Ibm di recuperare

Il crollo del titolo ha coinvolto anche altre società tecnologiche legate al software, come Workday e ServiceNow, segnalando che gli investitori stanno valutando più in generale l’impatto della nuova ondata di investimenti nell’AI (di cosa sta cambiando nella corsa all’AI in Borsa abbiamo parlato anche qui). La questione centrale è capire se la debolezza registrata da Ibm sia un problema temporaneo, legato allo spostamento degli investimenti dei clienti, oppure un segnale di una trasformazione più profonda del settore. Ibm resta comunque una società con una lunga presenza nel mercato tecnologico e con una posizione rilevante nei servizi alle grandi imprese. Ora gli investitori attendono i risultati definitivi del trimestre e soprattutto indicazioni dal management sulla capacità del gruppo di beneficiare della crescita dell’intelligenza artificiale invece di subirne soltanto gli effetti. La sfida per Ibm è dimostrare che gli investimenti nell’AI possono diventare un’opportunità anche per il suo modello di business, e non soltanto un vantaggio per i produttori di chip e infrastrutture.



 

Credits: immagine da Magnific 

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