Venerdì 6 febbraio Stellantis ha subito un crollo in Borsa di oltre il 25% dopo aver annunciato una grande ristrutturazione dei conti. L’azienda ha previsto oneri straordinari per 22,2 miliardi di euro, spese eccezionali legate soprattutto alla revisione dei veicoli elettrici e alla correzione di stime troppo ottimistiche sulle vendite future. Questo tipo di comunicazione, chiamata profit warning, significa che i risultati economici previsti saranno molto peggiori delle attese, avvertendo il mercato e gli investitori dei problemi imminenti. Nonostante il forte impatto sul titolo, questa mossa indica anche un cambio strategico deciso da parte dell’amministratore delegato Antonio Filosa, che punta a riallineare i prodotti alle vere esigenze dei clienti, riorganizzare la catena di fornitura e rendere l’azienda più efficiente. L’obiettivo è tornare a essere profittevole già dal 2026, concentrandosi sul Nord America come motore principale della crescita e preparando il terreno per una stabilità duratura. In questa settimana Stellantis ha mosso passi importanti su più fronti, tra riorganizzazione interna, revisioni delle joint venture, aggiornamenti di analisti e nuovi modelli di auto.
Il crollo di venerdì 6 febbraio: i motivi del ribasso
Il forte calo in Borsa è stato causato dagli oneri straordinari annunciati dal gruppo, che ammontano a 22,2 miliardi di euro. Si tratta di costi eccezionali derivanti in larga parte dalla svalutazione dei veicoli elettrici, il cui successo commerciale era stato sovrastimato, da inefficienze operative accumulate nel passato e dal riallineamento dei prodotti alle preferenze reali dei clienti e alle nuove normative sulle emissioni.
La parte più rilevante di questi oneri riguarda i modelli elettrici, che vengono parzialmente cancellati o modificati, con una conseguente perdita di valore stimata di miliardi, mentre altri costi derivano dall’aggiornamento delle stime relative alle garanzie contrattuali e da misure di ristrutturazione già annunciate, tra cui riduzioni della forza lavoro in alcune aree europee. Gli analisti hanno sottolineato come queste spese straordinarie superino di gran lunga le previsioni, causando una revisione al ribasso dei risultati attesi per la seconda metà del 2025 e influenzando negativamente la guidance, ovvero le prospettive, per il 2026. Anche il dividendo previsto per il 2026 è stato sospeso a causa delle perdite nette, mentre il management ha annunciato l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro per sostenere la liquidità.
Nonostante questo, le vendite nel secondo semestre 2025 hanno registrato segnali positivi, con 1,5 milioni di auto consegnate, in aumento del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Nord America ha trainato la crescita, supportato anche da incrementi in Sud America e Medio Oriente, mentre l’Europa ha subito un calo, in particolare per il mercato dei veicoli commerciali leggeri e per la forte concorrenza. Questi dati mostrano come, pur affrontando un momento critico, l’azienda continui a vendere e a generare ricavi, ma il peso degli oneri straordinari ha oscurato i segnali positivi agli occhi degli investitori.
La strategia di Filosa: allineamento al cliente e focus sul Nord America
Il nuovo corso di Stellantis, guidato da Antonio Filosa, punta a una crescita profittevole e sostenibile, attraverso una revisione decisa dell’organizzazione, dei processi e dei prodotti. L’azienda ha dato maggiore autonomia ai team regionali per accelerare le decisioni e migliorare l’esecuzione, rivedendo anche le relazioni con lavoratori, rivenditori, fornitori e istituzioni.
Una parte centrale della strategia riguarda i veicoli elettrici: la produzione e la catena di fornitura sono state riallineate alle reali preferenze dei clienti e alle normative vigenti, dopo aver constatato che la velocità di transizione verso l’elettrico era stata sovrastimata. Il Nord America emerge come il principale motore della crescita, con un incremento del 150% del libro ordini rispetto all’anno precedente e una crescita della quota di mercato retail negli Stati Uniti, segnale della forte domanda dei consumatori. Filosa ha confermato che l’azienda punta a crescere in Nord America ed Europa, consolidare il Sud America e sviluppare la presenza in Medio Oriente e Africa.
La strategia prevede anche la riduzione dell’esposizione ai progetti sulle batterie. La joint venture canadese con LG Energy è stata ceduta, mentre Stellantis sta valutando l’uscita dalla joint venture americana con Samsung SDI. In Europa, il rallentamento dei progetti sulle batterie ha portato a sospendere nuovi stabilimenti e a discutere con i sindacati possibili misure di cassa integrazione, per adeguare i costi alla domanda reale. Queste mosse evidenziano la volontà di concentrare risorse e investimenti solo su attività redditizie, riducendo i rischi finanziari.
Reazioni del mercato e aggiornamenti degli analisti
Dopo il crollo, molti analisti finanziari hanno aggiornato le loro valutazioni sulle azioni Stellantis (situazione ben diversa da quella di dicembre di cui abbiamo parlato qui). I rating indicano il giudizio dell’analista sulla convenienza del titolo, ad esempio “buy” significa che l’azione è considerata interessante per l’acquisto, “hold” che conviene mantenere chi la possiede e “sell” che conviene vendere. Il target price rappresenta invece il prezzo stimato dell’azione nel futuro, secondo le previsioni dell’analista.
In questa settimana Jefferies ha ridotto il target price a 10 euro confermando il rating buy, Deutsche Bank lo ha portato a 7 euro mantenendo un giudizio hold, mentre Intermonte e Banca Akros restano ottimisti sul lungo periodo pur riducendo le valutazioni. UBS conferma buy a 9,7 euro. Il messaggio comune è che la ristrutturazione è necessaria e, sebbene pesante nel breve termine, permette di ripartire più solidi. Gli investitori guardano alla ripresa dei profitti e dei flussi di cassa, attesa per il biennio 2026-2027.
Martedì 10 febbraio Stellantis ha registrato un primo rimbalzo del 3,4% a Piazza Affari, segnalando un tentativo di recupero dopo il crollo. Alcuni broker hanno migliorato le raccomandazioni, altri restano cauti, mentre S&P e Moody’s hanno tagliato rispettivamente il rating a BBB- e Baa3, citando la lentezza del recupero dei margini e il flusso di cassa ancora negativo nel 2026. Per proteggere la solidità finanziaria, l’azienda ha sospeso i dividendi e autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi.
Il quadro italiano: protezione degli stabilimenti e nuovi modelli
Il ministro Adolfo Urso ha evidenziato come il Piano Italia abbia garantito che nessuno stabilimento venga chiuso e nessun lavoratore sia licenziato, proteggendo posti di lavoro e fornendo continuità produttiva. L’iniziativa prevede nuovi modelli ibridi, come la 500 a Torino e la Jeep Compass a Melfi, nuovi modelli a Pomigliano e la nuova generazione di veicoli commerciali ad Atessa, destinata a diventare la capitale europea del settore. Il Piano ha inoltre coinvolto le aziende dell’indotto, assicurando investimenti e opportunità per la filiera italiana.
Organizzazione interna: addio allo smart working
Dal 2027 Stellantis ha deciso poi che tutti i dipendenti torneranno a lavorare cinque giorni in ufficio, archiviando il modello di smart working introdotto durante la pandemia e sostenuto dall’ex Ceo Tavares. La decisione è stata presa direttamente da Filosa senza consultare i sindacati, che hanno espresso preoccupazioni sull’impatto per le famiglie e sulla capacità di attrarre giovani talenti.
Una settimana di trasformazione
Questa settimana ha segnato una fase cruciale per Stellantis. Tra il crollo shock in Borsa, la ristrutturazione contabile, le revisioni degli analisti, le mosse sulle joint venture e le decisioni operative, il gruppo ha mostrato determinazione nel cambiare rotta e costruire basi solide per il futuro. La sfida ora è trasformare queste scelte in profittabilità concreta e stabilità finanziaria già dal 2026, puntando su Nord America, nuovi modelli ibridi e maggiore efficienza operativa.
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